Visualizzazione post con etichetta news. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta news. Mostra tutti i post

lunedì 17 marzo 2025

Biocontaminazione dei Tessili - Abbigliamento e DPI possono essere lavati anche in ambito domestico

 


Quali sono i rischi connessi alla biocontaminazione dei tessili?

Riguardo agli agenti biologici la trasmissione microbica attraverso tessili contaminati è ormai ampiamente dimostrata, “insieme alla possibilità di tutti i microrganismi finora sottoposti a sperimentazione di mantenersi ‘vitali’ sui tessuti per periodi temporali anche molto lunghi (mesi) e di contaminare via contatto anche materiali diversi dai tessuti”.

Gli agenti biologici possono essere: 

✅ Microrganismi (virus, batteri, parassiti, funghi.); 

✅ Allergeni di origine biologica (esempi: pelo di animali da laboratorio, funghi aeroallergenici, ecc.); 

✅Prodotti della crescita microbica (ad esempio:le endotossine e le micotossine)

Gli agenti biologici riconosciuti patogeni per l’uomo, sono stati classificati in base alla pericolosità del microrganismo ↓ la pericolosità è stata valutata sia nei confronti della salute dei lavoratori che della popolazione generale.

Le caratteristiche di pericolosità sono definite in base a: 

• INFETTIVITA’ capacità di un microrganismo di penetrare e moltiplicarsi; 

• PATOGENICITA’ capacità di procurare malattia a seguito di infezione; 

• TRASMISSIBILITA’ capacità di un microrganismo di essere trasmesso da un soggetto infetto ad uno non infetto; 

• NEUTRALIZZABILITA’ disponibilità di effettuare misure profilattiche per prevenire la malattia o terapeutiche per la sua cura; 

• ALTRE CARATTERISTICHE capacità allergeniche, e/o tossicologiche.

Un documento dell’Inail ha fornito un’analisi dei rischi lavorativi nelle lavanderie industriali soffermandosi sui rischi biologici.  

2022 Inail “ Analisi dei rischi lavorativi nelle lavanderie industriali” realizzata da Contarp e CSA (Consulenza statistico attuariale) dell’Inail in collaborazione con Assosistema Confindustria.

Il pericolo di  biocontaminazione dei tessili nelle attività di lavanderia  è infatti “strettamente dipendente da un vasto complesso di fattori che comprendono: la tipologia dei tessuti, le condizioni di stoccaggio della biancheria, l’età degli indumenti, la concentrazione e la tipologia di microrganismi contaminanti, a sua volta strettamente dipendente dalla matrice organica in cui si trovano i microrganismi (sangue, saliva, residui di alimenti, ect.)”.

Il rischio biologico, le lavanderie e la biocontaminazione dei tessuti

Il documento ricorda che malgrado ci sia una carenza di ricerche sul rischio biologico nelle lavanderie industriali e che gli studi a oggi pubblicati siano finalizzati alla qualità del prodotto e non alla sicurezza degli operatori, è possibile ricavare interessanti spunti di riflessione. 

Sono indicati nel documento i fattori che influenzano la biocontaminazione dei tessuti:

• Composizione del tessuto - “lo spessore, il materiale, la colorazione: maggiore è lo spessore, più elevata risulta la sopravvivenza dei batteri dopo il lavaggio, con particolare riferimento ai coliformi”;

• Condizioni di stoccaggio della biancheria sporca – “quando la biancheria sporca viene raccolta viene favorita la crescita batterica e fungina”;

• Stagione – “durante la stagione calda viene favorita la crescita batterica e fungina”;

• Età della biancheria e degli indumenti – “formazione di biofilm sui tessuti; i microrganismi mettono in atto strategie adattative alle condizioni di lavaggio e diventano sempre più difficili da rimuovere”;

• Temperatura di lavaggio e durata – “a temperature più elevate aumenta l’efficienza della decontaminazione”;

• Temperatura di asciugatura e durata - “la sopravvivenza dei microrganismi è inversamente correlata alla temperatura e alla durata della fase di asciugatura”;

• Tipo di microrganismo – “Mycobacterium, Enterobacter e i virus enterici sono più resistenti alla rimozione dai tessuti”.  

Gli studi epidemiologici suggeriscono che i tessuti abbiano “un ruolo importante nella trasmissione degli agenti infettivi e numerosi patogeni sono stati identificati nei tessuti non ancora sottoposti a lavaggio e asciugatura (Sehulster, 2015)”. Il documento riporta molti esempi, e presenta una tabella con i tempi sperimentali di permanenza in condizioni “vitali” di vari microrganismi su alcune tipologie di tessuti:


Nel settore della sicurezza sul lavoro, garantire la massima protezione nel tempo è fondamentale. Per questo motivo, i DPI multinorma devono mantenere inalterate le loro caratteristiche protettive anche dopo numerosi cicli di lavaggio.

✔ DPI certificati per lavaggio industriale: cosa significa?

Molti dei nostri DPI sono certificati secondo la norma ISO 15797, che attesta la loro capacità di resistere a lavaggi industriali ad alte temperature senza perdere le proprietà protettive.

✅ Possono essere lavati anche normalmente? ✅ Sì!

La certificazione per il lavaggio industriale non significa che il capo possa essere lavato solo in questo modo. I nostri DPI possono essere lavati anche in ambito domestico, seguendo le istruzioni del produttore per garantire la massima durata e conformità alle certificazioni. Abbiamo inoltre prodotti "specifici" disinfettante e detergenti per D. P. I. e strumenti di lavoro a norma EN 16615

In breve, lavaggio industriale e lavaggio domestico sono entrambi possibili, ma la certificazione garantisce che il capo mantiene le sue prestazioni anche con trattamenti più aggressivi.


sabato 9 dicembre 2023

ADR 2023 Regolamento europeo sul trasporto delle merci pericolose






ADR 2023: cosa occorre sapere sul Regolamento europeo sul trasporto delle merci pericolose

Tutto il trasporto su strada di merci pericolose è regolamentato da ADR, un accordo internazionale che impone requisiti specifici per i veicoli e tutti i soggetti coinvolti in questo tipo di trasporto. Chi non è in regola mette in pericolo la sicurezza di sé e degli altri, oltre ad incorrere in pesanti sanzioni. Vediamo allora cosa impone l’ADR 2023, cosa si intende per trasporti ADR e come fare per essere a norma.

Che cos’è l’ADR 2023
Classi di merci pericolose
Tipi di veicoli ADR
Requisiti veicoli ADR
Segnaletica e attrezzature obbligatorie
Documenti per il trasporto ADR

Che cos’è la normativa ADR 2023, chi riguarda e da quando è entrata in vigore
ADR è l’Accordo europeo relativo ai trasporti internazionali di merci pericolose su strada ed è l’acronimo della dicitura francese “Accord européen relatif au transport international des marchandises dangereuses par route“. Regolamenta quindi le disposizioni obbligatorie, diverse in base alla classe di appartenenza della merce pericolosa trasportata dal mezzo. È un regolamento stipulato a Ginevra nel 1957 ed entrato in vigore solo all’inizio del 1968. Inizialmente riguardava soltanto paesi europei, nel tempo hanno aderito anche molti stati dell’Africa Settentrionale o dell’Asia Centrale.

Per adeguarsi alle nuove tecnologie e disposizioni, l’accordo viene rivisto e aggiornato ogni due anni. Faremo quindi riferimento all’aggiornamento ADR 2023, il più recente.

Classificazione di veicoli ADR in base al tipo di merce pericolosa trasportata
 ADR permette quindi il trasporto di merci pericolose alla rinfusa, in colli, in cisterna o in cointainer mediante veicoli a motore con o senza rimorchio o semirimorchio. Tali veicoli possono essere chiusi, scoperti o telonati e sono distinti in 4 categorie, a seconda del tipo di sostanza pericolosa trasportata e delle caratteristiche del mezzo.



Classificazione di veicoli ADR in base al tipo di merce pericolosa trasportata
 L’ADR permette quindi il trasporto di merci pericolose alla rinfusa, in colli, in cisterna o in cointainer mediante veicoli a motore con o senza rimorchio o semirimorchio. Tali veicoli possono essere chiusi, scoperti o telonati e sono distinti in 4 categorie, a seconda del tipo di sostanza pericolosa trasportata e delle caratteristiche del mezzo.

FL
Veicoli per il trasporto di LIQUIDI con punto di infiammabilità minore o uguale a 60° in cisterne scarrabili o fisse di capacità inferiore a 1 mᶟ o in contenitori cisterna o cisterne mobili di capacità superiore a 3 mᶟ
Veicoli per il trasporto di GAS INFIAMMABILI in cisterne scarrabili o fisse di capacità maggiore di 1 mᶟ o in contenitori cisterna, cisterne mobili o CGEM di capacità superiore a 3 mᶟ
Veicoli a BATTERIA di capacità superiore a 1000 l destinati al trasporto di GAS INFIAMMABILI
Veicoli destinati al trasporto di PEROSSIDO DI IDROGENO stabilizzato o in soluzione acquosa stabilizzata contenente più del 60% di perossido di idrogeno in cisterne smontabili o fisse di capacità superiore a 1 mᶟ o in contenitori cisterna o cisterne mobili di capacità individuale maggiore di 3 mᶟ

AT Altri veicoli (non FL) destinati al trasporto di merci pericolose in cisterne scarrabili o fisse di capacità superiore a 1 mᶟ oppure in contenitori cisterna, cisterne mobili o CGEM di capacità superiore a 3 m

EX II Veicoli per il trasporto di ESPLOSIVI per i quali è richiesta un’unità di trasporto di tipo II

EX III Veicoli per il trasporto di ESPLOSIVI per i quali è richiesta un’unità di trasporto di tipo III

Requisiti richiesti per avere veicoli ADR a norma
In generale il regolamento ADR 2023 definisce che tutti i veicoli cargo adibiti a trasporto di merci pericolose devono essere dotati di idonei:

equipaggiamenti elettrici
dispositivi di prevenzione dei rischi di incendio
sistemi frenanti
limitatori di velocità
dispositivi di aggancio dei veicoli
Spesso sono requisiti già richiesti in fase di omologazione (es. i sistemi di frenatura omologati e la presenza di un limitatore di velocità per masse superiori alle 3,5 t). In altri casi sono invece requisiti extra, come accade per speciali sistemi di riscaldamento a combustione spegnibile dall’esterno o la presenza di uno stacca-batteria, richiesto solo per i veicoli FL e EXIII.

Segnaletica ed attrezzatura obbligatorie per i veicoli ADR 2023
Secondo quanto stabilito dal regolamento ADR 2023, i mezzi adibiti al trasporto di merci pericolosi devono inoltre essere dotati di attrezzature specifiche che comprendono:

estintori: ne deve essere presente almeno uno, certificato e ovviamente non scaduto. Per molte tipologie di mezzi ADR è necessaria anche la presenza di 1 o più estintori portatili
attrezzature varie come lampade tascabili o ceppi ferma-ruote
DPI per ogni membro dell’equipaggio, comprensivi di guanti, giubbotti catarifrangenti e in alcuni casi anche maschere di fuga o liquido per il risciacquo degli occhi
segnaletica di pericolo: i veicoli ADR 2023 devono essere muniti di 2 pannelli rettangolari arancioni, retroriflettenti, fissati sul retro e sul fronte del mezzo. A seconda del tipo di carico e veicolo, possono essere necessari anche etichette di pericolo o l’esposizione di numeri che identifichino il tipo di merce pericolosa trasportata.

Documento di trasporto ADR 2023 e le altre certificazioni obbligatorie per chi trasporta sostanze pericolose
Oltre a regolamentare l’equipaggiamento dei veicoli, la normativa ADR 2019 definisce anche quali sono i documenti che il conducente di un veicolo che trasporta merci pericolose deve avere sempre con sé. I principali sono:

carta di circolazione del veicolo;
patentino ADR: lo si ottiene al termine di un corso di formazione e superamento del relativo esame e può essere di vari tipi. Tutti devono avere il patentino Base che, per trasporti particolari, deve però essere integrato con altre 3 specializzazioni: conduzione di veicoli a cisterna, trasporto di esplosivi o trasporto di sostanze radioattive
certificato speciale di approvazione ADR del veicolo comunemente chiamato “barrato rosa”
documento di trasporto (DDT) che deve contenere tutte le informazioni tecniche relative alle sostanze trasportate
consegne scritte di sicurezza, chiamate anche “Trem Card”. Sono le istruzioni di sicurezza, redatte in più lingue, e consegnate al trasportatore prima della partenza
licenza di pubblica sicurezza, richiesta per il trasporto di gas tossici

KIT ADR STANDARD O GAS

Kit d’emergenza per unità destinate al trasporto di merci pericolose su strada.
Il contenuto conforme alla normativa attualmente vigente in Italia ed in Europa.

Normative di riferimento:

- DM 04/09/1996 attuazione della Direttiva Europea 94/55/CE
- DM 15/05/1996 attuazione della direttiva europea 96/86/CE
- DM 28/09/1999 attuazione della direttiva europea 1999/47/CE

IMPORTANTE: gli automezzi devono avere un cuneo blocca ruote adeguato ed il materiale eventualmente previsto dalle istruzioni scritte per il conducente (TREMCARD) in base alla merce trasportata (marginale 10,385).

BORSA in nylon 800/800, due maniglie e tracolla per trasporto, 2 scomparti e scritta ADR laterale colore giallo. Dimensioni borsa: 560x230x370H

Contenuto borsa ADR STANDARD CPS619:

2 Lampade di segnalazione luce arancio
4 Batterie per lampadedi segnalazione
2 Gilet alta visibilità a norma EN471
2 Torce in plastica
4 Batterie per torcia (2 per torcia)
1 Paio di guanti pesanti di protezione in neoprene
1 Rotolo di nastro di segnalazione bianco/rosso
2 Flaconi da 550ml di soluzione salina sterile ACQ414 per lavaggio oculare di emergenza e per una blanda pulizia e disinfezione della cute non lesa
1 Borsa pronto soccorso soft kit a norma DIN 13164

Contenuto borsa ADR TRASPORTO GAS CPS620:

2 Lampade di segnalazione luce arancio
4 Batterie per lampade di segnalazione
2 Gilet alta visibilità a norma EN471
2 Torce in gomma
4 Batterie per torcia
1 Paio di guanti pesanti di protezione
1 Rotolo di nastro di segnalazione
2 Flaconi da 550ml di soluzione salina sterile ACQ414 per lavaggio oculare di emergenza e per una blanda pulizia e disinfezione della cute non lesa
1 Borsa pronto soccorso soft kit a norma DIN 13164
1 Maschera per intera protezione del viso (pieno facciale)
1 Filtro ABEK per maschera
 






ADR 2023: le novità relative al trasporto di merci pericolose su strada

Dal 1° gennaio 2023 entrerà in vigore l'aggiornamento biennale del Regolamento internazionale ADR sul trasporto delle merci pericolose che diventerà obbligatorio dal 1° luglio 2023. La nuova versione non ha apportato cambiamenti significativi, ma si è limitata semplicemente ad alcune precisazioni relative ad aspetti tecnici o casi particolari.

Le principali novità introdotte con la nuova edizione sono le seguenti:

  1. Obbligo nomina consulente ADR: le imprese che trasportano merci pericolose dovranno nominare un consulente in materia di sicurezza. L’obbligo è esteso anche alle aziende che effettuano spedizioni occasionali o di quantitativi minimi di merci e/o rifiuti pericolosi ai fini del trasporto.
  2. Obbligo di estintori automatici e protezione termica: viene esteso l’obbligo degli estintori automatici nel vano motore e della protezione termica anche sui veicoli industriali che trasportano alcuni liquidi e gas infiammabili.
  3. Obbligo di valvole di sicurezza: le cisterne destinate al trasporto di gas liquefatti infiammabili dovranno essere munite di valvole di sicurezza.
  4. Materie corrosive: per la classe 8, relativa al trasporto di materiale corrosivo, viene specificato di «attribuire il gruppo di imballaggio I per quelle materie corrosive alle quali non è possibile definire il gruppo di imballaggio in base ai test».
  5. Stima del peso del trasporto rifiuti ADR: di solito nelle spedizioni di rifiuti l’informazione sulla quantità dei rifiuti ADR trasportati viene stimata e indicata come “valore presunto”. L’ADR 2023 specifica che la stima della quantità potrà essere effettuata alle seguenti condizioni: per gli imballaggi, al documento di trasporto viene aggiunto un elenco degli imballaggi indicante il tipo e il volume nominale; per i container, la stima si basa sul loro volume nominale; per le cisterne per rifiuti sottovuoto, la stima è giustificata attraverso una stima fornita dallo speditore o attraverso gli equipaggiamenti del veicolo.



venerdì 28 aprile 2023

celebriamo la giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro





Oggi celebriamo la giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro
Le parole del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro che si celebra il 28 aprile.

"Dobbiamo parlare quotidianamente di salute e sicurezza in tutti i luoghi di formazione e di lavoro". Così il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, nella Giornata mondiale della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro istituita dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo). Un'occasione per fare sintesi sul livello di garanzia realmente raggiunto nei luoghi di lavoro italiani e riflettere sulla distanza che ci separa dall'obiettivo "zero morti" sul lavoro.

La cultura condivisa in materia però, si costruisce giorno per giorno: la ricorrenza del 28 aprile pone ciascuno davanti alla responsabilità di impegnarsi per incidere sulle statistiche. Meritano in questo senso un plauso i progetti di legge per l'introduzione dell'insegnamento del diritto del lavoro e della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle scuole secondarie all'esame di Montecitorio, sui quali il Ministro è stata audita ieri, perché, spiega il Ministro "permettono al Parlamento di essere protagonista in una materia che non può avere colore politico. Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sono stati, sono e saranno temi fondanti del diritto dei lavoratori".

L'aggiornamento del quadro normativo, il potenziamento dell'attività di vigilanza sul territorio e l'impegno a costruire giorno dopo giorno, insieme a tutte le istituzioni coinvolte e le parti sociali, una cultura della sicurezza sul lavoro sono la rotta che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali intende percorrere per rendere i luoghi di lavoro sempre più sicuri.

















giovedì 7 aprile 2022

Il piano di emergenza in caso di incendio - parte 2




Il peggiore piano di emergenza è non avere nessun piano.
(Il secondo peggiore piano è averne due o più).






Modalità di evacuazione (Il piano di evacuazione)

L’obiettivo principale di ogni piano di emergenza è quello della salvaguardia delle persone presenti e della loro evacuazione, quando necessaria.

Il piano di evacuazione è in pratica un “piano nel piano” che esplicita con gli opportuni dettagli tutte
le misure adottate (in fase preventiva e di progetto) e tutti i comportamenti da attuare (in fase di
emergenza) per garantire la completa evacuazione dell’edificio/struttura da parte di tutti i presenti.
Siano essi gli stessi titolari, i dipendenti, i clienti, i visitatori ecc. 

Anch’esso deve essere elaborato tenendo conto del tipo di evento ipotizzato e delle caratteristiche
dell’azienda. Non è forse del tutto superfluo ricordare che la predisposizione del piano di evacuazione va 
effettuata prevedendo di far uscire dal fabbricato tutti gli occupanti utilizzando le normali vie di esodo, senza pensare di impiegare soluzioni “personalizzate” tanto ingegnose quanto rocambolesche.

Le procedure di chiamata dei servizi di soccorso

Una buona gestione dell’emergenza inizia anche con la corretta attivazione delle squadre di
soccorso. Pertanto è bene che, dopo aver individuato la figura (ed un suo alternato) che è incaricata
di diramare l’allarme, venga predisposto un apposito schema con le corrette modalità.

Una richiesta di soccorso deve contenere almeno questi dati:
·  l’indirizzo dell’azienda e il numero di telefono;
·  il tipo di emergenza in corso;
·  persone coinvolte e feriti;
·  reparto coinvolto;
·  stadio dell’evento (in fase di sviluppo, stabilizzato, ecc.);
·  altre indicazioni particolari (materiali convolti, necessità di fermare i mezzi a distanza, ecc.);
·  indicazioni sul percorso.

Collaborazione con i Vigili del Fuoco in caso di intervento

I momenti di emergenza sono proprio quelli nei quali le azioni che riescono meglio (e forse sono le
sole a riuscire) sono le azioni che abbiamo saputo rendere più “automatiche” e le azioni in cui
agiamo con maggiore destrezza perché siamo già abituati a svolgerle frequentemente nel “tempo di
pace”, cioè quello del lavoro ordinario quotidiano.

Durante lo stress ed il panico che accompagnano sempre un’emergenza, il rischio di farsi sopraffare
dall’evento è alquanto alto se non si provvede a rendere appunto “automatici” certi comportamenti e
certe procedure.

Le squadre del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco sono addestrate ad operare in condizioni di
emergenza e pertanto sono semplicemente più abituate a prendere decisioni (...le più opportune e
corrette possibili, nel minor tempo possibile, con le risorse disponibili, ecc.) proprio nei momenti ad alto rischio di panico e di stress. Ed il loro addestramento non è ovviamente solo limitato a ciò che viene fatto nelle quattro mura di un aula o nelle manovre di simulazione ma deriva (purtroppo) dalla continua attività “sul-campo” che li tiene, in un certo senso, allenati.

Supponendo quindi che abbiate saputo gestire al meglio i primi immediati momenti dell’emergenza
proprio perché vi siete addestrati a fare quelle poche basilari operazioni che prevede il vostro piano,
al momento dell’arrivo dei Vigili del Fuoco i vostri compiti principali devono necessariamente
prendere un’altra direzione.

Il modo migliore per collaborare con i Vigili del Fuoco durante l’incendio è quello di mettere a
disposizione la vostra capacità ed esperienza lavorativa e la conoscenza dei luoghi, per svolgere
quei compiti che già siete abituati a fare perché li svolgete nell’attività di tutti i giorni.
Ad esempio, l’operatore del muletto montacarichi è senz’altro più utile (e spesso indispensabile)
svolgendo il suo compito per allontanare il materiale che non è ancora bruciato (operando ovviamente sotto lo stretto controllo delle squadre Vigili del Fuoco). La sua azione risulta così più efficace piuttosto di restare a continuare ad utilizzare i presidi antincendio anche dopo l’arrivo delle squadre dei vigili del fuoco. Allo stesso modo è molto meglio che il responsabile dell’Azienda si metta in contatto
immediatamente con il Responsabile Operazioni di Soccorso VV.F. per aiutarlo nel pianificare la
strategia generale di attacco all’incendio, fornendo tutte le indicazioni preziose al momento.

Valutazione del rischio

Per la costruzione di un piano di emergenza, una fase importantissima è quella iniziale di valutazione del rischio in azienda. Nel documento di valutazione dei rischi sono raccolte tutte le informazioni che permetteranno di strutturare senza grosse difficoltà il processo di pianificazione dell’emergenza.
Se la valutazione del rischio viene eseguita con precisione e completezza, anche la successiva
pianificazione dell’emergenza sarà di buona qualità.

Pianificazione

Per ottenere la più ampia possibilità di successo è necessario che nella pianificazione di emergenza
sia coinvolto tutto il personale dell’azienda.
Ciascuno, opportunamente guidato e stimolato può fornire idee, soluzioni che possono veramente
migliorare la qualità del piano d’emergenza e delle procedure inserite.
Quanto più le persone coinvolte “fanno proprio” il piano di emergenza, tanto più questo avrà
possibilità di successo nel momento in cui dovrà essere applicato in un incidente reale.
La valutazione dei rischi condotta in azienda evidenzia i possibili eventi che ci si può ragionevolmente aspettare. Dopo questa valutazione occorre stabilire quali di questi eventi presentano i maggiori rischi ed iniziare da questi a pianificare delle procedure di emergenza.

Si può partire schematizzando una griglia come quella riportata nella pagina seguente, dove
vengono indicati:
·  il tipo di evento incidentale
·  il reparto interessato
·  la sequenza temporale di azioni da intraprendere
·  le persone e i gruppi coinvolti
·  i compiti che ogni singola persona o gruppo deve portare a termine.

Successivamente si realizzano delle schede più dettagliate delle azioni che ogni singola figura gruppo di persone deve intraprendere.
La scheda che riguarda ogni persona/gruppo deve essere veramente “una scheda”. Non ci si può
aspettare di avere una valida gestione dell’emergenza se per ricordarsi e capire che cosa fare le
persone devono perdere un quarto d’ora a studiarsi un manuale di procedure ultra particolareggiato.
Per un’evoluzione favorevole dell’evento incidentale occorre che ciascuno esegua quelle poche
fondamentali operazioni, nella giusta sequenza e soprattutto coordinate con le operazioni che stanno
eseguendo gli altri.

In emergenze di tipo più articolato, può essere necessario che la scheda faccia riferimento ad ulteriori “sotto-schede - procedure specifiche” come ad esempio quelle per mettere in sicurezza un impianto di processo oppore per attivare/disattivare determinati macchinari o attrezzature.
La cosa migliore è che dalle procedure particolareggiate per la disattivazione di un impianto,
l’arresto di un sistema, ecc., possano essere estrapolate quelle manovre essenziali per iniziare a
stabilizzare il problema. Poi si può con una certa calma fare il punto della situazione e procedere
con altre manovre.
L’addestramento, comunque, è il “collante” che tiene insieme questo complesso sistema di gestione
dell’emergenza. Senza l’aggiornamento continuo e la messa in pratica periodica, anche il piano più
semplice e le procedure meglio organizzate non avranno mai la giusta efficacia.

Dopo aver identificato ed elencato le persone/gruppi interessati dall’emergenza, si inizia a tracciare
una evoluzione dell’evento “fotografando” queste persone nei diversi momenti e si descrivono
brevemente “per titoli” le attività/operazioni che stanno svolgendo.
Schematizzando in questo modo, ci si può rendere conto immediatamente se qualcuno è “sovraccaricato” di compiti.
Inoltre è possibile determinare con immediatezza le interazioni tra le diverse figure. Questo
permette di rendersi immediatamente conto se il piano è realizzabile in quel modo o no.

Ad esempio, se si determina che una persona debba interagire con qualcuno che si trova da un’altra
parte dello stabilimento e non si prevede un adeguato sistema di comunicazioni, è ovvio che il piano
a quel punto si incepperà.
Dopo la schematizzazione che è il primo passo avanti nella pianificazione d’emergenza, si passa
alla realizzazione delle schede delle singole persone/gruppi.
Nelle singole schede, di seguito riportate a grandi linee come esempio, ci si può spingere in
descrizioni più dettagliate.
Le schede in genere sono riassuntive dei compiti della singola figura o gruppo. Dove necessario è
possibile inserire nelle schede il riferimento ad altre procedure specifiche oppure estrapolare i punti
chiave di tali procedure ed inserirli direttamente.












venerdì 1 aprile 2022

Il piano di emergenza in caso di incendio - parte 1

  


Il peggiore piano di emergenza è non avere nessun piano. 
(Il secondo peggiore piano è averne due o più).

In un’azienda, grande o piccola che sia, trovarsi coinvolti in un emergenza per incendio o per infortunio - pur sembrando ad alcuni una probabilità abbastanza remota - non è del tutto impossibile.

La conferma la si può avere con una rapida analisi dei dati statistici del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che in Italia ogni anno svolge oltre 600.000 interventi di soccorso tecnico urgente. Di questi, circa 40.000 sono correlati ad emergenze verificatesi in attività lavorative.

Indipendentemente dai materiali depositati o impiegati nelle lavorazioni e dalle caratteristiche costruttive ed impiantistiche dell’azienda, uno degli aspetti che hanno avuto (e sempre avranno) grande impatto sull’evoluzione dell’evento-emergenza è quello relativo a come sono stati affrontati i primi momenti, nell’attesa dell’arrivo delle squadre dei Vigili del Fuoco.

Uno strumento basilare per la corretta gestione degli incidenti (siano essi incendi, infortuni, fughe di gas o spill di sostanze pericolose) è il cosiddetto “piano di emergenza”. In tale documento sono contenute quelle informazioni-chiave che servono per mettere in atto i primi comportamenti e le prime manovre permettendo di ottenere nel più breve tempo possibile i seguenti obiettivi principali:

· salvaguardia ed evacuazione delle persone
· messa in sicurezza degli impianti di processo
· compartimentazione e confinamento dell’incendio
· protezione dei beni e delle attrezzature
· estinzione completa dell’incendio.


I piani di emergenza ben strutturati prevedono inoltre le operazioni per la rimessa in servizio in tempi ragionevoli ed il ripristino delle precedenti condizioni lavorative.

Scopo
Lo scopo dei piani di emergenza è quello di consentire la migliore gestione possibile degli scenari incidentali ipotizzati, determinando una o più sequenze di azioni che sono ritenute le più idonee per avere i risultati che ci si prefigge al fine di controllare le conseguenze di un incidente.

Obiettivi
La stesura del piano di emergenza consente di raggiungere diversi obiettivi, già a partire dai
momenti preliminari nei quali si valuta il rischio ed il Management inizia ad identificare con
maggiore precisione gli incidenti che possono verificarsi nell’attività lavorativa.

Tra gli obiettivi di un piano di emergenza, ad esempio, ci sono i seguenti:
·  raccogliere in un documento organico e ben strutturato quelle informazioni che non è possibile
ottenere facilmente durante l’emergenza;
·  fornire una serie di linee-guida comportamentali e procedurali che siano il “distillato” dell’esperienza
di tutti i componenti dell’Azienda e rappresentano pertanto le migliori azioni da intraprendere;
·  disporre di uno strumento per sperimentare la simulazione dell’emergenza e promuovere
organicamente l’attività di addestramento aziendale.

Struttura
La struttura di un piano di emergenza, ovviamente, varia molto a seconda del tipo di attività, del tipo di azienda, della sua conformazione, del numero di dipendenti e dipende da una serie di parametri talmente diversificati che impediscono la creazione di un solo modello standard valido per tutti i casi.
Ciò non significa che “tutte le emergenze sono sempre diverse l’una dall’altra”. Anzi. I più esperti gestori di emergenza (ad esempio le squadre di Vigili del Fuoco), infatti, riescono a trovare sempre più aspetti di similarità tra un’emergenza e un’altra, che non di differenza.
É quindi possibile delineare con sufficiente precisione i metodi per la strutturazione dei piani di
emergenza ed elencare inoltre alcuni contenuti di base comuni a tutti i piani.

Procedure
La pre-pianificazione è definibile come un documento scritto che risulta dalla raccolta di
informazioni sia generali che dettagliate pronte per essere usate dal personale dell’azienda e dagli enti di soccorso pubblico per determinare il tipo di risposta per incidenti ragionevolmente
prevedibili in una determinata attività.
Questi pre-piani identificano i pericoli potenziali, le condizioni e le situazioni particolari.
Consentono di avere la possibilità di un differente punto di vista e disporre di specifiche
informazioni che è impossibile ottenere durante un’emergenza.
Le procedure sono la rappresentazione, in genere schematica, delle linee-guida comportamentali ed operative che “scandiscono” i vari momenti dell’emergenza. Come vedremo in seguito, tale schematizzazione può essere realizzata su diversi livelli.
Le Procedure Operative Standard forniscono un valido insieme di direttive tramite le quali il
personale può operare efficacemente, efficientemente e con maggiore sicurezza. In mancanza di appropriate procedure un incidente diventa caotico, causando confusione ed incomprensione ed aumentando il rischio di infortuni.

Persone
Il contenuto del piano di emergenza deve innanzitutto focalizzare su alcune persone/gruppi - chiave come gli addetti al reparto, al processo di lavorazione, ecc., dei quali il piano deve descrivere il comportamento, le azioni da intraprendere e quelle da non fare.
Al verificarsi dell’emergenza, comunque, possono facilmente trovarsi coinvolte anche persone di altri reparti o presenti in azienda come i clienti, i visitatori, i dipendenti di altre società di
manutenzione ecc. Il piano deve “prendersi cura” anche di questi.
Inoltre, nel momento in cui l’emergenza può riguardare anche le aree esterne all’azienda o
comunque altre Organizzazioni o Servizi la cui attività è in qualche modo correlata, il piano di
emergenza deve prevedere il da farsi anche per queste persone/organizzazioni.
Ad esempio, se un Ospedale ha un incendio nel reparto di Pronto Soccorso, è chiaro che dal quel momento le emergenze sanitarie vanno dirottate su altri Ospedali (o su altri Reparti).
Se un’azienda ha ipotizzato un evento incidentale come un rilascio di sostanze pericolose, il suo piano di emergenza deve senz’altro comprendere le procedure di evacuazione delle aree circostanti (e non è una cosa da poco!).
Ricordiamo ancora una volta che l’obiettivo primario del piano di emergenza è la salvaguardia delle persone, siano esse dipendenti dell’azienda, clienti, visitatori o abitanti delle aree circostanti.
Una figura che non può mai mancare nella progettazione del piano di emergenza è quella di un Gestore Aziendale dell’Emergenza al quale vanno delegati poteri decisionali e la possibilità di prendere decisioni anche arbitrarie, al fine di operare nel migliore dei modi e raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Azioni
Le azioni previste nel piano di emergenza devono assolutamente essere correlate alla effettiva capacità delle persone di svolgere determinate operazioni. Non è possibile attribuire compiti particolari a chi non è stato adeguatamente addestrato. Occorre ricordare che in condizioni di stress e di panico le persone tendono a perdere la lucidità e pertanto il piano di emergenza va strutturato tenendo conto di questo aspetto. 

Poche, semplici, efficaci azioni sono meglio che una serie di incarichi complicati nei quali il rischio di “saltare” alcuni passagi fondamentali è molto alto.

Procedure da adottare quando si scopre un incendio
Le procedure da adottare in caso di incendio sono differenziate, soprattutto per la sequenza delle azioni, tra i diversi tipi di insediamento (uffici, edifici con afflusso di pubblico, aziende, ecc.). Ciò nonostante riassumiamo quegli aspetti che sono comuni alle diverse situazioni dei luoghi e degli eventi incidentali.

Procedure da adottare quando si scopre un incendio
·  Comportarsi secondo le procedure pre-stabilite (ove esistono)
·  Se si tratta di un principio di incendio valutare la situazione determinando se esiste la possibilità di estinguere immediatamente l’incendio con i mezzi a portata di mano
·  Non tentare di iniziare lo spegnimento con i mezzi portatili se non si è sicuri di riuscirvi
·  Dare immediatamente l’allarme al 115
·  Intercettare le alimentazioni di gas, energia elettrica, ecc.
·  limitare la propagazione del fumo e dell’incendio chiudendo le porte di accesso/compartimenti
·  Iniziare l’opera di estinzione solo con la garanzia di una via di fuga sicura alle proprie spalle e con l’assistenza di altre persone
·  accertarsi che l’edificio venga evacuato
·  se non si riesce a mettere sotto controllo l’incendio in breve tempo, portarsi all’esterno
dell’edificio e dare le adeguate indicazioni alle squadre dei Vigili del Fuoco.

Procedure da adottare in caso di allarme
Anche per questo aspetto, le procedure da adottare in caso di allarme sono differenziate, tra i diversi
tipi di insediamento (uffici, edifici con afflusso di pubblico, aziende, ecc.).

Esistono comunque diversi aspetti sempre presenti, che riassumiamo nel seguente schema:
·  Mantenere la calma (la conoscenza approfondita delle procedure aiuta molto in questo senso, così come
l’addestramento periodico che aiuta a prendere confidenza con le operazioni da intraprendere)
·  Attenersi scrupolosamente a quanto previsto nei piani di emergenza
·  Evitare di trasmettere il panico ad altre persone
·  prestare assistenza a chi si trova in difficoltà, se avete la garanzia di riuscire nell’intento
·  allontanarsi immediatamente, secondo procedure (ad esempio in un’azienda può essere necessario mettere in sicurezza gli impianti di processo; oppure in una scuola può essere necessario che il docente prenda con sè il registro della classe per poter effettuare le verifiche sull’avvenuta evacuazione di tutti gli alunni)
·  non rientrare nell’edificio fino a quando non vengono ripristinate le condizioni di normalità.









            












mercoledì 18 marzo 2020

VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA INFEZIONE DA CORONAVIRUS



Coronavirus in ambito lavorativo
(Vers. 1.5 - Aggiornata al 1 marzo 2020)









VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA INFEZIONE DA CORONAVIRUS IN AMBIENTE DI LAVORO E INDIVIDUAZIONE DELLE RELATIVE MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE

Nelle attività lavorative attualmente non sospese dai provvedimenti governativi e in cui i livelli di rischio differiscono da quelli della popolazione generale occorre aggiornare il documento di valutazione dei rischi. Il metodo che segue permette una rapida classificazione dei livelli di rischio per gruppo omogeneo o per singolo lavoratore.

Il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) appartiene alla famiglia di virus Coronaviridae, agenti biologici classificati nel gruppo 2 dell’allegato XLVI del D.Lgs. n. 81/08. Si tratta di un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto con le goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:
•       la saliva, tossendo e starnutendo;
•       contatti diretti personali;
•       le mani, attraverso il successivo contatto con bocca, naso o occhi.
Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche.
Secondo i dati attualmente disponibili, le persone sintomatiche sono la causa più frequente di diffusione del virus. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera non frequente l’infezione da nuovo coronavirus prima che si sviluppino i sintomi. Il periodo di incubazione varia tra 2 e 12 giorni; allo stato delle conoscenze attuali, 14 giorni rappresentano il limite massimo di precauzione.
La via di trasmissione da temere è soprattutto quella respiratoria. È comunque sempre utile ricordare l’importanza di una corretta igiene delle superfici e delle mani.

Nel metodo che segue si propone una procedura guidata per l’individuazione del livello di rischio e l’adozione delle misure di prevenzione e protezione.
L’indagine va condotta sotto la responsabilità del Datore di Lavoro, con l’ausilio del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e del Medico Competente, acquisendo le informazioni necessarie direttamente dai lavoratori interessati o dai loro Dirigenti e/o Preposti e comunque con la consultazione dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

Considerata la rapida evoluzione dell’emergenza COVID-19, occorre periodicamente verificare che i parametri utilizzati siano coerenti alla situazione e alle disposizioni delle autorità competenti. Il metodo è aggiornato alle conoscenze del 12 marzo 2020.
Il metodo si basa su una classificazione dei livelli di rischio secondo una matrice D x P x K dove D è il danno potenziale derivante dall’infezione da coronavirus, P è la probabilità di accadimento, K è un coefficiente di aggiustamento che tiene conto della presenza di eventuali fattori in grado di ridurre l’entità della probabilità e/o della gravità, modulando il rischio in funzione delle cautele adottate.



E’ prevista la compilazione di 4 schede come da diagramma:
-        Attribuzione del parametro D in una scala tra 2 e 3
-        Attribuzione della probabilità P in una scala tra 1 e 5
-        Attribuzione del fattore correttivo K compreso tra 0,67 e 1
-        Calcolo del rischio R.
Alle quali corrispondono le schede misure:
-        Generale (azzurro): da adottare da parte di tutti i lavoratori
-        Rischio trascurabile (verde)
-        Rischio basso (giallo)
-        Rischio medio (arancio)
-        Rischio Alto (rosso).

La valutazione va effettuata riferendosi a gruppi omogenei di lavoratori o considerando casi singoli se questi hanno peculiarità significative ai fini della valutazione.

Caso sospetto di COVID 19 che richiede l’esecuzione di test diagnostico
Una persona con infezione respiratoria acuta (insorgenza improvvisa di almeno uno dei seguenti segni e sintomi: febbre, tosse e difficoltà respiratoria) che richiede o meno il ricovero ospedaliero e che nei 14 giorni precedenti l’insorgenza della sintomatologia ha soddisfatto almeno una delle seguenti condizioni:
·   contatto stretto con un caso probabile o confermato di infezione di COVID-19;
·   essere stato in zone con presunta trasmissione diffusa o locale (aree rosse e paesi oggetto di contagio).

Caso probabile
Un caso sospetto il cui risultato del test per SARS-CoV-2 è dubbio o inconcludente utilizzando protocolli specifici di Real Time PCR per SARS-CoV-2 presso i Laboratori di Riferimento Regionali individuati o è positivo utilizzando un test pan-coronavirus.

Caso confermato
Un caso con una conferma di laboratorio effettuata presso il laboratorio di riferimento dell’Istituto Superiore di Sanità per infezione da SARS-CoV-2, indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici.

Contatto stretto
Il contatto stretto di un caso possibile confermato è definito come:
·   una persona che vive nella stessa casa di un caso di COVID-19
·   una persona che avuto un contatto fisico diretto con un caso di COVID-19 (per esempio la stretta di mano)
·   una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso di COVID-19 (ad esempio toccare le mani nude fazzoletti di carta usati)
·   una persona che avuto un contatto diretto faccia a faccia con un caso di COVID-19, a distanza minore di 2 m e di durata maggiore 15 minuti
·   una persona che si è trovato in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale, ufficio) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti a distanza minore di due metri
·   un operatore sanitario o altro persona che fornisce assistenza diretta a un caso di COVID-19 oppure personale di Laboratorio addetto alla manipolazione dei campioni di un caso di COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’uso di DPI non idonei
·   una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti in qualsiasi direzione di un caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave o abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo determinando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo). 
Il collegamento epidemiologico può essere avvenuto entro un periodo di 14 giorni prima dell’insorgenza della malattia nel caso in esame.





Gamma GILET Alta Visibilità