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giovedì 28 maggio 2026

Prevenzione e Riconoscimento dei rischi legati al Calore


Sono molti i fattori che contribuiscono a creare un rischio di stress termico sul lavoro per i lavoratori. Questi fattori includono:

  • Condizioni ambientali (come temperatura dell'aria, umidità, luce solare e velocità dell'aria), soprattutto in giorni consecutivi.
  • Presenza di fonti di calore (ad esempio, forni o fornaci per la produzione di catrame caldo) nell'area di lavoro.
  • Livello di attività fisica, ovvero il carico di lavoro che comporta la produzione di calore corporeo.
  • Utilizzo di indumenti o dispositivi di protezione che possono ridurre la capacità del corpo di disperdere il calore in eccesso.

Fattori di rischio individuali o personali.

Le considerazioni relative al carico di lavoro sono descritte in dettaglio nel Manuale Tecnico OSHA: Stress da calore . I valori comuni forniti per le categorie di lavoro sono inclusi nella tabella relativa al carico di lavoro.

È opportuno tenere in considerazione i fattori sopra menzionati nella valutazione del rischio di stress da calore per i lavoratori.

La prevenzione delle malattie legate al calore inizia con la verifica della presenza di un rischio legato al calore sul luogo di lavoro.

Due fonti di calore contribuiscono al rischio di malattie legate al calore.

  1. Il calore ambientale è prodotto da un ambiente caldo o molto caldo.
  2. Il calore metabolico, generato dal corpo, è correlato al carico di lavoro (attività fisica).

Per determinare lo stress termico complessivo dei lavoratori, i datori di lavoro devono valutare entrambe le fonti di calore sopra menzionate.

I datori di lavoro dovrebbero confrontare lo stress termico totale con le linee guida pubblicate in materia di esposizione al calore sul luogo di lavoro. Questo passaggio consente ai datori di lavoro di determinare se le condizioni di lavoro sono eccessivamente calde. I datori di lavoro devono essere a conoscenza di eventuali avvisi di calore emessi dal Servizio Meteorologico Nazionale. Devono sapere che i lavoratori possono subire stress termico anche a temperature molto inferiori rispetto a quelle indicate negli avvisi pubblici.

Ricorda: il lavoro fisico aumenta il calore percepito dai lavoratori. I fisiologi dello sport riconoscono che le malattie legate al calore possono verificarsi, sorprendentemente, anche a temperature basse o moderate, persino al di sotto dei 18 °C quando il carico di lavoro è molto elevato (Armstrong 2007).

Il calore ambientale non si limita alla sola temperatura. Quattro fattori contribuiscono allo stress da calore nei lavoratori:

  • Temperatura dell'aria.
  • Umidità. Un'elevata umidità relativa rende difficile per il corpo raffreddarsi attraverso la sudorazione.
  • Calore radiante proveniente dalla luce solare o da fonti di calore artificiali come le stufe.
  • Movimento dell'aria. Nella maggior parte dei casi, il vento aiuta i lavoratori a rinfrescarsi.

Oltre ai possibili errori dovuti alla distanza, le previsioni meteorologiche possono essere imprecise se il luogo di lavoro presenta caratteristiche che influenzano le condizioni termiche. Queste caratteristiche includono:

Lavoro al chiuso: un bollettino meteorologico non può valutare le condizioni all'interno di un edificio.
Luce solare diretta: i servizi meteorologici misurano la temperatura e l'indice di calore all'ombra. Lavorare al sole può essere considerevolmente più caldo. La luce solare diretta può aumentare l'indice di calore fino a 7,5 °C (13,5 °F).
Fonti di calore: i bollettini meteorologici non possono tenere conto del calore generato da incendi, catrame caldo o altri materiali, forni o altre apparecchiature calde, né da superfici che assorbono il calore come strade e tetti.
Ostacoli al vento: alcuni cantieri possono essere più caldi delle aree circostanti a causa di strutture che bloccano il passaggio dell'aria. Esempi includono trincee e stadi sportivi a forma di conca.
Materiali riflettenti: l'acqua, il metallo o altri materiali possono riflettere la luce solare sui lavoratori.

Il calore metabolico: la maggior parte delle malattie legate al calore colpisce i lavoratori che svolgono attività fisica intensa. Quando i lavoratori si impegnano in un lavoro intenso, il loro corpo produce calore. Questo calore "metabolico" si combina con il calore ambientale (derivante da temperatura, luce solare, umidità, ecc.) e la temperatura corporea dei lavoratori può raggiungere livelli pericolosi.

Per prevenire una pericolosa combinazione di calore ambientale e metabolico, i datori di lavoro dovrebbero essere consapevoli del livello di attività dei lavoratori . Il carico di lavoro può essere classificato come leggero, moderato, pesante o molto pesante.
  • Leggero: stare seduti o in piedi con un minimo sforzo di braccia e gambe.
  • Moderato: Intensità moderata e continua, come spingere/tirare leggermente o camminare normalmente.
  • Pesante: Lavoro intenso che coinvolge la parte superiore del corpo, come il trasporto di carichi o il taglio con la sega.
  • Molto intenso: attività intensa a un ritmo quasi massimo.
  • I lavori pesanti e molto pesanti comportano il rischio più elevato di malattie legate al calore.


Gilet realizzato con un materiale specificamente progettato per il raffreddamento del corpo. Questo articolo aiuta a contrastare gli effetti nocivi dello stress termico. Questo gilet abbassa la temperatura corporea e può essere raffreddato nuovamente in pochi minuti, offrendo ore di freschezza e refriferio senza compromettere la mobilità. E' fornibile in beige o grigio.





La tabella seguente mostra ulteriori esempi di attività per ciascuna categoria di carico di lavoro.

* I lavoratori in sovrappeso o obesi potrebbero produrre più calore metabolico rispetto ad altri lavoratori che svolgono le stesse mansioni.
La tabella sopra riportata si basa su un lavoratore di 70 kg (154 libbre).

Informazioni più dettagliate sul carico di lavoro sono disponibili nelle Risorse aggiuntive . Ad esempio, la documentazione sui valori limite di soglia dell'American Conference of Governmental Industrial Hygienists (2017) illustra diversi metodi per stimare il carico di lavoro, incluse formule per stimare le categorie di calore metabolico in base a specifici elementi del compito.

È importante stimare il carico di lavoro di ciascun lavoratore. Sono necessarie maggiori tutele per i lavoratori che svolgono attività fisiche intense (ad esempio, attività che aumentano la frequenza cardiaca e respiratoria a causa dello sforzo). A questi lavoratori dovrebbero essere concesse frequenti pause e il lavoro dovrebbe essere programmato nelle ore più fresche della giornata. In caso di dubbio sul livello di attività fisica di un lavoratore, si dovrebbe presumere un carico di lavoro maggiore o consultare un professionista qualificato in materia di salute e sicurezza sul lavoro.





martedì 19 maggio 2026

Criteri Ambientali Minimi (CAM) - Green Public Procurement (GPP)



I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono i requisiti ecologici e di sostenibilità definiti dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Prescrivono le regole per il Green Public Procurement (GPP), obbligando le Pubbliche Amministrazioni ad acquistare beni, servizi e lavori a basso impatto ambientale lungo tutto il loro ciclo di vita.
 
I CAM sono strettamente italiani. Molti distributori paneuropei hanno articoli aderenti ai contenuti CAM, ma si collocano su vari mercati in Europa e quinti riportano le norme transnazionali.
In Italia vigono delle regolamentazioni che non necessariamente sono uguali ad altri paesi della EU, in quanto la comunità europea ha dato disposizione di adozione dei GPP (equivalenti dei nostri Cam), ma differiscono da paese a paese e non sono considerati come obbligatori. L’italia è l’unico stato membro ad aver reso obbligatori i criteri ambientali minimi.

L'applicazione e i contenuti dei CAM prevedono le seguenti disposizioni:

✅ Obiettivi e Ambito di Applicazione
Obbligatorietà: Tutte le stazioni appaltanti devono integrarli nei bandi di gara, rendendoli cogenti per l'aggiudicazione dei contratti pubblici.
Economia Circolare: Promuovono l'efficienza energetica, l'uso di materiali riciclati e la riduzione della produzione di rifiuti.
Categorie Merceologiche: Esistono CAM specifici per diversi settori (edilizia, arredi, verde pubblico, ristorazione, pulizie, ecc.), ciascuno con criteri definiti tramite appositi Decreti Ministeriali.

✅ Cosa Prescrivono nel nostro Settore
Nel comparto delle costruzioni e ristrutturazioni, i CAM impongono severi parametri tecnici, tra cui:
Materiali: Uso di percentuali minime di materiale riciclato o recuperato per i componenti dell'edificio (es. calcestruzzo, acciaio, laterizi).
Prestazioni Energetiche: Rispetto di precisi limiti di isolamento termico, trasmittanza e comfort estivo/invernale.
Sostenibilità e Salute: Selezione di materiali che non rilasciano sostanze pericolose (basso contenuto di VOC - Composti Organici Volatili), escludendo sostanze tossiche.

✅ Come si Verifica il Rispetto dei Criteri
Le aziende devono dimostrare la conformità ai CAM attraverso:
Dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD).
Certificazioni rilasciate da enti di terza parte indipendenti.
Schede tecniche dettagliate che attestano il contenuto di riciclato, la riciclabilità e la durata utile del bene.
Per visualizzare l'elenco completo di tutti i decreti in vigore, è possibile consultare la pagina ufficiale dei CAM vigenti sul portale del Ministero dell'Ambiente.


I Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) rispondenti ai CAM devono rispettare specifici criteri ecologici e sociali definiti dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Per i DPI, le regole di riferimento cambiano in base alla tipologia di prodotto e sono integrate principalmente all'interno di due decreti chiave: il decreto sui prodotti tessili e quello sulle calzature di lavoro.
Ecco cosa prescrivono nello specifico i CAM per i DPI e le relative categorie di prodotti:

☑️ 1. DPI Tessili e Abbigliamento da Lavoro
I requisiti per divise protettive, camici, uniformi e indumenti di sicurezza ad alta visibilità o anti-acido sono disciplinati dal CAM Prodotti Tessili (decreto ministeriale). I criteri principali prevedono: 
1° Fibre eco-compatibili: Obbligo di utilizzare percentuali minime di fibre biologiche (es. cotone bio), riciclate o tracciabili.
2° Restrizioni chimiche: Divieto assoluto o limiti severissimi sull'uso di sostanze tossiche o cancerogene nelle fasi di tintura e finissaggio (es. formaldeide, metalli pesanti, PFAS, ftalati).
3° Durabilità e resistenza: I capi devono superare test tecnici di resistenza alla trazione, al restringimento e allo scolorimento per garantire una vita utile prolungata.
4° Privilegiare il riutilizzo: Incentivo all'acquisto di DPI lavabili e riutilizzabili anziché monouso, riducendo drasticamente la produzione di rifiuti tessili e plastici. 

☑️ 2. Calzature di Sicurezza e Accessori in Pelle
Le scarpe antinfortunistiche (con punta in acciaio, suole anti-perforazione, ecc.) devono rispondere alle regole del CAM Scarpe da lavoro e articoli in pelle. I requisiti includono:
1° Concia sostenibile: Limiti severi sul cromo totale e sul cromo VI per le componenti in pelle, a tutela della salute dei lavoratori e delle acque di scarico delle concerie.
2° Materiali riciclati: Impiego di gomma, poliuretano o tessuti sintetici riciclati per le suole e le tomaie.
3° Assenza di PVC: Divieto di utilizzare polivinilcloruro (PVC) nelle componenti plastiche della calzatura.

☑️ 3. Mascherine Filtranti e Dispositivi Medici/Protezione 
Regolamentati specificatamente attraverso aggiornamenti normativi mirati (come il Decreto MASE 7 febbraio 2023), impongono alla Pubblica Amministrazione di preferire: 
- Mascherine filtranti riutilizzabili certificate, limitando il monouso ai soli contesti sanitari d'emergenza in cui è strettamente necessario.
- Materiali biodegradabili o facilmente riciclabili per il packaging e per i componenti strutturali non protettivi.

☑️ Come dimostrare la conformità
I produttori e i fornitori di DPI che partecipano a gare d'appalto pubbliche devono certificare la rispondenza ai CAM esibendo: 
1° Certificazioni di prodotto riconosciute a livello europeo (es. OEKO-TEX Standard 100, Ecolabel UE, GOTS per il cotone bio, o marchi per il contenuto riciclato).
2° Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD) che analizzino l'impatto del ciclo di vita (LCA).
3° Rapporti di prova (test report) rilasciati da laboratori accreditati che dimostrino l'assenza delle sostanze chimiche proibite.








lunedì 17 marzo 2025

Biocontaminazione dei Tessili - Abbigliamento e DPI possono essere lavati anche in ambito domestico

 


Quali sono i rischi connessi alla biocontaminazione dei tessili?

Riguardo agli agenti biologici la trasmissione microbica attraverso tessili contaminati è ormai ampiamente dimostrata, “insieme alla possibilità di tutti i microrganismi finora sottoposti a sperimentazione di mantenersi ‘vitali’ sui tessuti per periodi temporali anche molto lunghi (mesi) e di contaminare via contatto anche materiali diversi dai tessuti”.

Gli agenti biologici possono essere: 

✅ Microrganismi (virus, batteri, parassiti, funghi.); 

✅ Allergeni di origine biologica (esempi: pelo di animali da laboratorio, funghi aeroallergenici, ecc.); 

✅Prodotti della crescita microbica (ad esempio:le endotossine e le micotossine)

Gli agenti biologici riconosciuti patogeni per l’uomo, sono stati classificati in base alla pericolosità del microrganismo ↓ la pericolosità è stata valutata sia nei confronti della salute dei lavoratori che della popolazione generale.

Le caratteristiche di pericolosità sono definite in base a: 

• INFETTIVITA’ capacità di un microrganismo di penetrare e moltiplicarsi; 

• PATOGENICITA’ capacità di procurare malattia a seguito di infezione; 

• TRASMISSIBILITA’ capacità di un microrganismo di essere trasmesso da un soggetto infetto ad uno non infetto; 

• NEUTRALIZZABILITA’ disponibilità di effettuare misure profilattiche per prevenire la malattia o terapeutiche per la sua cura; 

• ALTRE CARATTERISTICHE capacità allergeniche, e/o tossicologiche.

Un documento dell’Inail ha fornito un’analisi dei rischi lavorativi nelle lavanderie industriali soffermandosi sui rischi biologici.  

2022 Inail “ Analisi dei rischi lavorativi nelle lavanderie industriali” realizzata da Contarp e CSA (Consulenza statistico attuariale) dell’Inail in collaborazione con Assosistema Confindustria.

Il pericolo di  biocontaminazione dei tessili nelle attività di lavanderia  è infatti “strettamente dipendente da un vasto complesso di fattori che comprendono: la tipologia dei tessuti, le condizioni di stoccaggio della biancheria, l’età degli indumenti, la concentrazione e la tipologia di microrganismi contaminanti, a sua volta strettamente dipendente dalla matrice organica in cui si trovano i microrganismi (sangue, saliva, residui di alimenti, ect.)”.

Il rischio biologico, le lavanderie e la biocontaminazione dei tessuti

Il documento ricorda che malgrado ci sia una carenza di ricerche sul rischio biologico nelle lavanderie industriali e che gli studi a oggi pubblicati siano finalizzati alla qualità del prodotto e non alla sicurezza degli operatori, è possibile ricavare interessanti spunti di riflessione. 

Sono indicati nel documento i fattori che influenzano la biocontaminazione dei tessuti:

• Composizione del tessuto - “lo spessore, il materiale, la colorazione: maggiore è lo spessore, più elevata risulta la sopravvivenza dei batteri dopo il lavaggio, con particolare riferimento ai coliformi”;

• Condizioni di stoccaggio della biancheria sporca – “quando la biancheria sporca viene raccolta viene favorita la crescita batterica e fungina”;

• Stagione – “durante la stagione calda viene favorita la crescita batterica e fungina”;

• Età della biancheria e degli indumenti – “formazione di biofilm sui tessuti; i microrganismi mettono in atto strategie adattative alle condizioni di lavaggio e diventano sempre più difficili da rimuovere”;

• Temperatura di lavaggio e durata – “a temperature più elevate aumenta l’efficienza della decontaminazione”;

• Temperatura di asciugatura e durata - “la sopravvivenza dei microrganismi è inversamente correlata alla temperatura e alla durata della fase di asciugatura”;

• Tipo di microrganismo – “Mycobacterium, Enterobacter e i virus enterici sono più resistenti alla rimozione dai tessuti”.  

Gli studi epidemiologici suggeriscono che i tessuti abbiano “un ruolo importante nella trasmissione degli agenti infettivi e numerosi patogeni sono stati identificati nei tessuti non ancora sottoposti a lavaggio e asciugatura (Sehulster, 2015)”. Il documento riporta molti esempi, e presenta una tabella con i tempi sperimentali di permanenza in condizioni “vitali” di vari microrganismi su alcune tipologie di tessuti:


Nel settore della sicurezza sul lavoro, garantire la massima protezione nel tempo è fondamentale. Per questo motivo, i DPI multinorma devono mantenere inalterate le loro caratteristiche protettive anche dopo numerosi cicli di lavaggio.

✔ DPI certificati per lavaggio industriale: cosa significa?

Molti dei nostri DPI sono certificati secondo la norma ISO 15797, che attesta la loro capacità di resistere a lavaggi industriali ad alte temperature senza perdere le proprietà protettive.

✅ Possono essere lavati anche normalmente? ✅ Sì!

La certificazione per il lavaggio industriale non significa che il capo possa essere lavato solo in questo modo. I nostri DPI possono essere lavati anche in ambito domestico, seguendo le istruzioni del produttore per garantire la massima durata e conformità alle certificazioni. Abbiamo inoltre prodotti "specifici" disinfettante e detergenti per D. P. I. e strumenti di lavoro a norma EN 16615

In breve, lavaggio industriale e lavaggio domestico sono entrambi possibili, ma la certificazione garantisce che il capo mantiene le sue prestazioni anche con trattamenti più aggressivi.


lunedì 27 maggio 2024

Gli agenti chimici pericolosi: DPI per gli arti superiori e inferiori




Un documento INAIL sugli agenti chimici pericolosi si sofferma anche sui DPI = dispositivi di protezione individuale per i lavoratori esposti. 

[Aggiornamento, pubblicato nel 2023, del documento “ Agenti chimici pericolosi. Istruzioni ad uso dei lavoratori”, documento prodotto dalla Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza (CTSS) dell’ Inail].

Quando i rischi lavorativi non sono eliminabili e minacciano la salute e sicurezza dei lavoratori, anche in relazione all’esposizione a eventuali sostanze pericolose, è necessario ricorrere all’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI). E il datore di lavoro deve mettere a disposizione del lavoratore dispositivi che siano idonei e adeguati ai rischi presenti nell’ambiente di lavoro.

Il documento entra anche nel dettaglio delle varie tipologie di DPI a seconda della protezione che offrono: 

Gli agenti chimici pericolosi: DPI per gli arti superiori

Si indica che i dispositivi di protezione individuale per la protezione degli arti superiori da agenti chimici “consistono in guanti, anche con manicotto, la cui scelta deve prendere in considerazione sia l’agente chimico, sia le condizioni di utilizzo, oltre che eventuali allergie del lavoratore”.

In particolare le schede dati di sicurezza degli agenti chimici utilizzati “contengono indicazioni sul tipo di materiale e su eventuali altri criteri prestazionali necessari (ad es. impenetrabilità e resistenza) per la protezione in relazione all’agente chimico; il tipo di guanti scelto infatti deve essere in grado di proteggere il lavoratore dall’agente chimico nelle condizioni di utilizzo”.

Le norme della serie UNI EN ISO 374 “valutano la resistenza chimica con riferimento a:

🗺️ penetrazione di una sostanza chimica;
🗺️ degradazione delle sue proprietà;
🗺️ permeazione della sostanza chimica”.

E queste informazioni “sono fornite dai produttori, normalmente in forma tabellare”.

Si segnala poi che i guanti “vanno utilizzati per un periodo di tempo inferiore a quello di permeazione della sostanza chimica (processo di diffusione dell’agente chimico all’interno del materiale di cui è costituito il guanto). È importante che i guanti presentino resistenza non solo agli agenti chimici impiegati, ma ad altri rischi eventualmente presenti, ad esempio rischi meccanici, quali abrasione, taglio, strappo e perforazione”.

È importante che gli operatori conservino i propri guanti “in buone condizioni e in ambienti puliti e asciutti”. Tali DPI “devono essere sostituiti ogni volta che si presentano lacerazioni, abrasioni o contaminazioni con prodotti chimici”.

Scarica il documento INAIL

Inail, Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza, “ Agenti chimici pericolosi. Istruzioni ad uso dei lavoratori”, a cura di Elisabetta Barbassa, Maria Rosaria Fizzano e Alessandra Menicocci - collana Salute e sicurezza, aggiornamento - edizione 2023 (formato PDF, 2.32 MB)



Gli agenti chimici pericolosi: DPI per gli arti inferiori

La protezione degli arti inferiori da eventuale contatto con agenti chimici pericolosi si realizza attraverso l’utilizzo di indumenti e calzature (scarpe a collo alto, mezzi stivali e stivali) in pelle o altro materiale. Le calzature antinfortunistiche, in particolare, si distinguono in 2 classi principali in base al materiale del corpo della calzatura: 

- tipo I: calzature di cuoio o altri materiali, escluse le calzature interamente in gomma o in polimero;
- tipo II: calzature interamente in gomma o in polimero.

La norma UNI/TR 11430:2011 definisce i criteri per la scelta, l'uso, la cura e la manutenzione delle calzature di protezione degli arti inferiori e prevede la loro suddivisione in 3 categorie: 

👟 di Sicurezza, sigla S (Safety) oppure SB, normate dalla norma UNI EN ISO 20345:2022;
👟 di Protezione, sigla P (Protection) oppure PB, normate dalla norma UNI EN ISO 20346:2022;
👟 da Lavoro, sigla O (Occupational) oppure OB, normate dalla norma UNI EN ISO 20347:2022.

La differenza tra le tre categorie è il diverso grado di protezione del puntale: assente in quella da lavoro, ed invece in grado di assorbire la caduta di un peso di 20 Kg da un’altezza di 1 metro in quelle di sicurezza. 

Poiché scivolamenti e cadute sono tra le maggiori cause di infortunio sul lavoro, tutte le calzature antinfortunistiche (classi I e II) devono essere resistenti allo scivolamento. Sono inoltre disponibili protezioni particolari per attività specifiche, come nel caso delle calzature resistenti:

- agli agenti chimici; tali calzature devono avere proprietà di resistenza e impenetrabilità e devono soddisfare i requisiti previsti dalle norme UNI EN 13382-1:2019, 13382- 2:2019 e 13832-3:2019; 

- al calore e spruzzo di metallo fuso, come può avvenire ad es. in fonderia o in saldatura, per cui è richiesto l’uso di specifiche calzature atte a proteggere contro i rischi termici (norma UNI EN ISO 20345:2022).


Scarica il documento INAIL

Inail, Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza, “ Agenti chimici pericolosi. Istruzioni ad uso dei lavoratori”, a cura di Elisabetta Barbassa, Maria Rosaria Fizzano e Alessandra Menicocci - collana Salute e sicurezza, aggiornamento - edizione 2023 (formato PDF, 2.32 MB)










Agenti Chimici Pericolosi e DPI = Dispostivi di Protezione Individuale: vie respiratorie e volto

Un documento INAIL sugli agenti chimici pericolosi si sofferma anche sui DPI = dispositivi di protezione individuale per i lavoratori esposti. 

[Aggiornamento, pubblicato nel 2023, del documento “ Agenti chimici pericolosi. Istruzioni ad uso dei lavoratori”, documento prodotto dalla Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza (CTSS) dell’ Inail].

Quando i rischi lavorativi non sono eliminabili e minacciano la salute e sicurezza dei lavoratori, anche in relazione all’esposizione a eventuali sostanze pericolose, è necessario ricorrere all’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI). E il datore di lavoro deve mettere a disposizione del lavoratore dispositivi che siano idonei e adeguati ai rischi presenti nell’ambiente di lavoro.

Il documento entra anche nel dettaglio delle varie tipologie di DPI a seconda della protezione che offrono: 

“➡” DPI delle vie respiratorie,
“➡” DPI del viso e degli occhi,
“➡” DPI degli arti superiori,
“➡” DPI degli arti inferiori o del corpo intero.

L’articolo 79 comma 2 bis del d.lgs. 81/2008 (modificato dal DL 21 ottobre 2021, n. 146) “riconduce i criteri per l’individuazione e uso dei DPI alla migliore pratica tecnologicamente disponibile, facendo riferimento all’edizione più aggiornata delle norme tecniche”.

Ci soffermiamo in particolare, sui DPI per la protezione delle vie respiratorie, i DPI per la protezione del viso e degli occhi e i DPI per la protezione degli arti superiori.

Questi gli argomenti:

Gli agenti chimici pericolosi: DPI per le vie respiratorie
Gli agenti chimici pericolosi: DPI per il viso e gli occhi
Gli agenti chimici pericolosi: DPI per gli arti superiori

Gli agenti chimici pericolosi: DPI per le vie respiratorie

Il documento indica che i DPI di protezione delle vie respiratorie (APVR, apparecchi di protezione delle vie respiratorie) “sono progettati per proteggere le vie respiratorie contro l’inspirazione di atmosfera inquinata o carente di ossigeno”.

Inoltre questi dispositivi “appartengono ai DPI di terza categoria e il personale che li utilizza deve essere opportunamente informato e addestrato”.

In particolare, la norma UNI 11719:2018 “rappresenta la Guida alla scelta, all'uso e alla manutenzione degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie, in applicazione della norma EN 529:2006”.

E gli APVR “si distinguono in:

➡️ isolanti, che proteggono da insufficienza di ossigeno e atmosfere inquinate funzionando in modo indipendente dall’atmosfera ambiente, creando un vero e proprio isolamento dall’atmosfera circostante e fornendo al lavoratore l’aria respirabile di cui ha bisogno;

➡️ filtranti, che purificano l’aria trattenendo gli inquinanti; possono essere usati solo se questa contiene una concentrazione sufficiente di ossigeno”.

I filtri sono “dispositivi che vengono inseriti su maschere, semi-maschere e quarti di maschere e hanno la funzione di trattenere gli inquinanti presenti sia come particelle solide o liquide (aerosol) in sospensione nell’aria (‘filtri antiparticolato’) sia come gas o vapori (‘filtri antigas’):

1° filtri antiparticolato: “sono classificati in base alla loro efficacia filtrante in 3 classi: P1, P2 e P3”;

2° filtri antigas: anche questi filtri “si classificano in 3 classi, contrassegnate dai numeri 1, 2 e 3 in base alla loro capacità filtrante. Inoltre i filtri antigas sono specifici per determinate sostanze o famiglie di sostanze”.

3° “filtri combinati, che svolgono la funzione di antiparticolato e antigas”.

Il documento ricorda poi che un tipo particolare di APVR sono le semimaschere filtranti, solitamente denominate anche facciali filtranti, “costruite interamente o prevalentemente di materiale filtrante. Possono essere utilizzabili per un solo turno di lavoro o per più turni (se prevedono la sigla apposita) (riutilizzabili)”.

Se per quasi tutti gli APVR il principio di protezione “è basato sulla perfetta tenuta del dispositivo sul volto di chi lo indossa”, uno specifico test, generalmente chiamato “fit test”, “viene eseguito proprio per assicurarsi che il dispositivo faccia efficacemente tenuta sul volto dell’operatore”. Dunque prima di ogni utilizzo, il lavoratore “deve assicurarsi che l’APVR sia correttamente indossato e, se a tenuta, aderente al volto eseguendo uno specifico ‘controllo della tenuta’. 


Scarica il documento INAIL

Inail, Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza, “ Agenti chimici pericolosi. Istruzioni ad uso dei lavoratori”, a cura di Elisabetta Barbassa, Maria Rosaria Fizzano e Alessandra Menicocci - collana Salute e sicurezza, aggiornamento - edizione 2023 (formato PDF, 2.32 MB)


Gli agenti chimici pericolosi: DPI per il viso e gli occhi

Veniamo alla protezione del viso e degli occhi.

Il documento fornisce indicazioni su occhiali a tenuta o a mascherina, visiere e schermi che proteggono il lavoratore dagli schizzi o spruzzi di sostanze o miscele pericolose. E, in questo caso, è la norma UNI EN ISO 19734:2021 che “costituisce la Guida alla scelta, all'utilizzo e alla manutenzione dei dispositivi di protezione di occhi e viso”.

Ricorda che è importante “verificarne sempre lo stato di conservazione: i DPI non devono presentare dei graffi, delle abrasioni o delle zone di scolorimento sulle lenti o sugli schermi e visiere. Le protezioni laterali devono essere ben controllate e nel caso degli occhiali le montature non devono essere danneggiate o deformate e le aste allentate”.






mercoledì 1 giugno 2022

Cantieri Archeologici: quali Prevenzione e Protezione


 

Un cantiere archeologico è un particolare tipo di cantiere edile, che presenta diversi gradi di complessità che possono andare da un livello minimo, rappresentato da uno scavo in aperta campagna, con livelli archeologici posti a sole poche decine di centimetri sotto il piano di calpestio moderno, a un livello massimo, come quello dei grandi cantieri nei centri storici delle città, in cui l’attività archeologica si inserisce all’interno di complesse attività di recupero di edifici, spesso fatiscenti, o di creazione di nuove infrastrutture, con una stratificazione archeologica che si sviluppa spesso per diversi metri di altezza e la cui indagine richiede quindi una progettazione particolarmente sofisticata. 


Tra questi due estremi si colloca una varietà virtualmente infinita di casi, in cui tuttavia elementi costanti sono rappresentati dalla necessità di scavare e rimuovere quantità spesso consistenti di terra - molto spesso con l’ausilio di mezzi meccanici - e dalla condizione di muoversi su una superficie particolarmente accidentata determinata dalla natura propria della stratificazione archeologica, che è fatta sì di piani orizzontali, ma anche di buche, accumuli di terra, muri parzialmente crollati o demoliti, superfici instabili. 


In questo scenario - soprattutto nel caso dei cantieri più grandi e complessi - sono presenti persone diverse, chiamate a interagire in diversi modi tra loro e con lo spazio che ospita la loro attività. Da un lato le maestranze delle ditte edili che svolgono le attività collaterali allo scavo vero e proprio (movimento terra, opere provvisionali, ecc.); nella grande maggioranza dei casi si tratta di operai addestrati alla sicurezza sia sulla base della pratica concreta e quotidiana del lavoro, sia attraverso una formazione specifica sulla sicurezza sul lavoro. Dall’altro lato, archeologi professionisti dello scavo, formatisi sul campo, potenzialmente sensibili e formati sui temi della sicurezza, e - giovani in formazione per i quali i temi della sicurezza spesso non sono così “presenti”, come sarebbe necessario. Questi ultimi devono costituire l’obiettivo principale di una sensibilizzazione sui temi della sicurezza. 


A partire dalla considerazione che le attività che si svolgono su un cantiere di questo tipo sono, proprio per la loro natura di indagine finalizzata a una scoperta, particolarmente affascinanti e coinvolgenti e che fascinazione e coinvolgimento emotivo sono una molla determinante nella conduzione del lavoro quotidiano, ma sono spesso nemici di un atteggiamento consapevole e razionale nei confronti di rischi potenziali che - piccoli o grandi che siano - debbono essere individuati, valutati e, nei limiti del possibile, minimizzati.


Il layout di cantiere deve essere oggetto di un’attenta progettazione da parte di personale qualificato, finalizzata alla riduzione dei rischi e alla prevenzione e protezione dei lavoratori che operano nel cantiere stesso. 


In particolare, la progettazione del cantiere deve prevedere: 

  • recinzione dell’area di scavo da realizzarsi mediante posa in opera picchetti (con protezioni sommitali degli stessi ad es.: fungo in plastica) e di nastro in plastica bicolore (bianco/rosso) o di rete o di recinzione metallica o similare; 
  • protezione generale o parziale dal soleggiamento e dalle intemperie mediante tettoie delle zone oggetto di scavo; 
  • affissione del cartello indicante la campagna di scavo (committente, esecutore, sicurezza) e la cartellonistica di sicurezza; 
  • messa a disposizione di servizi igienici (individuazione presso un esercizio privato o pubblico, WC chimico); 
  • collocazione di un baraccamento per la conservazione delle attrezzature; 
  • messa a disposizione, di acqua potabile; 
  • collocazione di un presidio medico (cassetta pronto soccorso) e di un numero sufficiente di estintori e messa a disposizione dei numeri degli enti di soccorso in caso di emergenza; 
  • realizzazione del quadro elettrico di cantiere (se necessario) o messa a disposizione di un gruppo elettrogeno; 
  • se necessario, realizzazione di un sistema di lavaggio dei reperti


I rischi dei cantieri archeologici e le misure di prevenzione e protezione

I cantieri archeologici – nella loro varietà e diversità – sono luoghi in cui si corrono oggettivamente pochi rischi davvero gravi nell’immediato, alcuni dei quali possono essere anche gravi a medio e lungo termine e molti rischi minori, fonte perlopiù di malesseri o fastidi che potrebbero essere facilmente evitati. I rischi gravi sono quelli di investimento da parte di mezzi meccanici in movimento e le cadute dall’alto (dal bordo dello scavo, che, in qualche caso, può essere assai profondo o da una scala a pioli).

Vi sono poi i rischi di seppellimento (nel caso, ad esempio, dello smottamento di una parete di terra non adeguatamente consolidata), quelli legati alla caduta di oggetti dall’alto (dalle pietre di un muro instabile, agli attrezzi utilizzati da un collega su un’impalcatura, ecc.) e infine quelli legati all’utilizzo di attrezzi pesanti da scavo (picconi, mazze, ecc.).

Si tratta, come si vede, di rischi facilmente minimizzabili con l’allestimento di opere di sicurezza adeguate, con l’adozione di comportamenti corretti e con l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI), cioè di indumenti e accessori appositamente progettati per proteggere le diverse parti del corpo da diversi tipi di rischio.

Meno evidenti, e per questo potenzialmente più insidiosi, sono invece i rischi che si manifestano a seguito di comportamenti scorretti ripetuti nel tempo. Esempi tipici sono rappresentati dal sovraccarico di lavoro “da entusiasmo”, che porta soprattutto i giovani archeologi a strafare portando pesi eccessivi, spesso in posizione scorretta, con rischio di sviluppare nell’immediato o nel tempo significativi problemi articolari, fino a complicate discopatie della colonna dorsale.

Vi sono poi le disattenzioni posturali, o l’insufficiente protezione nel caso di lavoro in ambienti “difficili” per eccesso di umidità, di freddo o di sole; in questo caso, è necessario adottare comportamenti corretti, e ciò richiede una formazione un po’ più complessa rispetto alla semplice prescrizione di norme.

Le stesse considerazioni valgono per tutta quella varietà di microincidenti che sono frequentissimi nell’attività quotidiana di cantiere, che sono fonte di rischi fortunatamente assai minori, ma che potrebbero essere tranquillamente evitati. Solo per fare qualche esempio, ferirsi con un picchetto non protetto, procurarsi una lieve distorsione inciampando in attrezzi lasciati fuori posto o ricoprirsi le mani di vesciche e calli fanno parte della microincidentalità quotidiana, che può essere tuttavia ampiamente ridotta semplicemente facendo ricorso a una serie di strumenti, accorgimenti e comportamenti che stanno un po’ nelle norme, molto nelle buone pratiche e moltissimo nella cultura del lavoro di ciascun operatore.


Le attività di conservazione e restauro delle opere d’arte possono implicare per gli operatori una fonte di esposizione a sostanze pericolose.

Infatti, le principali fasi del restauro di un manufatto - ad esempio le operazioni di pulitura, consolidamento e protezione - prevedono spesso l’uso di “ agenti chimici pericolosi (solventi, detergenti, vernici, smalti, resine, enzimi, biocidi, adesivi, stucchi e additivi, composti protettivi, consolidanti e sequestranti)”. E chiaramente “la continua e prolungata esposizione degli operatori ai biocidi di sintesi può causare danni all’organismo spesso acuiti dall’inadeguato utilizzo dei dispositivi di protezione”.

E' necessaria l’analisi delle fasi di lavoro ove è previsto l’uso di agenti chimici, l'analisi delle informazioni presenti nelle schede dati di sicurezza di ogni prodotto (es. caratteristiche chimico-fisiche, effetti sulla salute, conservazione), dei tempi di esposizione, dei quantitativi, delle modalità e delle concentrazioni di utilizzo.


Tutto il personale presente deve: 

  • indossare idonei DPI ad alta visibilità, quando sono presenti mezzi in movimento; 
  • rispettare la segnaletica visiva e acustica; 
  • non sostare nelle aree di movimentazione delle macchine operatrici e mantenersi a distanza di sicurezza dal raggio di azione del mezzo meccanico.
I danni connessi all’uso degli attrezzi manuali tipici degli scavi archeologici (picconi, pale, mazze, ecc.) sono sostanzialmente schiacciamenti, contusioni, tagli, abrasioni. Per prevenire tali danni è sufficiente, oltre all’utilizzo di attrezzi idonei e in buono stato di conservazione, il rispetto di poche norme di sicurezza e di idonei dispositivi di protezione individuale. 

In particolare, occorre: 

  • indossare guanti di protezione meccanica, scarpe di sicurezza, occhiali di protezione (laddove è possibile la produzione di schegge o polveri); 
  • mantenere un’adeguata distanza dagli altri operatori; verificare, prima dell’uso, l’integrità delle attrezzature (manico non scheggiato, puntale ben inserito nell’impugnatura, ecc.); 
  • non lasciare gli strumenti inutilizzati fuori posto e sulle aree di passaggio.




Polveri e fibre 

La presenza di polveri e fibre deriva dalla natura geologica del terreno o da attività lavorative specifiche che prevedono l’impiego di materiali a grana fina o di natura fibrosa. L’esposizione alle polveri è possibile anche durante le fasi di pulitura a secco dei reperti. Per ridurre tale rischio occorre: 
  • effettuare una indagine geologica preventiva all’attività di scavo; 
  • utilizzare tecniche e attrezzature idonee; 
  • limitare il sollevamento delle polveri, bagnando la superficie di scavo e i percorsi degli automezzi; raccogliere ed eliminare le polveri mediante idonei sistemi e procedure; 
  • predisporre, quando possibile, sistemi di captazione localizzata; 
  • dotare e fare indossare al personale idonei DPI (dispositivi di protezione delle vie respiratorie, degli occhi, ecc.); quando sono in azione le macchine operatrici disporsi, ove possibile sopravvento.

Gas e vapori 

Il rischio da gas e vapori deriva dalla natura geologica del terreno o dalla vicinanza di fabbriche, depositi, condutture di gas, ecc., che possono dar luogo ad infiltrazioni di sostanze pericolose. Per eliminare e/o ridurre tale rischio occorre: 
  • effettuare idonei controlli, se si teme la presenza di gas tossici o rischi simili, prima di far entrare i lavoratori nello scavo; 
  • ripetere i controlli con frequenza tale da assicurare nel tempo le necessarie condizioni di sicurezza dei lavoratori;
  • dotare i lavoratori di facciali filtranti, respiratori, autorespiratori, quando sia accertata o temuta la presenza di gas tossici, o assicurare un’idonea ventilazione; 
  • provvedere alla bonifica dell’ambiente, mediante idonea ventilazione, quando sia accertata la presenza di gas infiammabili o esplosivi; 
  • vietare l’uso, anche dopo bonifica, se si teme l’emanazione di gas pericolosi, di apparecchi a fiamma, di corpi incandescenti e di apparecchi comunque suscettibili di provocare fiamme o surriscaldamenti atti ad incendiare il gas; 
  • avvertire l’azienda erogatrice del gas e sospendere il lavoro fino al sopralluogo delle stesse, nel caso di danneggiamento delle condutture. controllare e testare costantemente l’equipaggiamento d’emergenza che deve essere rapidamente disponibile; 
  • verificare preventivamente la presenza di canalizzazioni di gas, ed iniziare lo scavo solo quando l’azienda di servizio ha comunicato l’effettivo tracciato delle stesse; 
  • comunicare all’azienda erogatrice del gas la necessità di effettuare gli scavi in prossimità dei gasdotti ed iniziare i lavori solo dopo le necessarie autorizzazioni; 
  • redigere idonee istruzioni per l’esecuzione della attività in prossimità delle condutture; proteggere, se necessario, le condotte del gas, con barriere protettive o sistemi equivalenti; effettuare il lavoro con cautela ed eventualmente a mano, quando non è possibile individuare l’esatta posizione delle condutture, neanche con sistemi elettronici; 
  • allontanare rapidamente i lavoratori, se in fase di scavo o di lavorazione si sono danneggiate le condotte del gas;

Scivolamenti, cadute a livello 

I rischi di scivolamento e caduta a livello devono essere eliminati e/o ridotti attraverso la corretta progettazione del cantiere, l’utilizzo di dispositivi di protezione collettiva e individuale e idonee misure comportamentali. Per eliminare o ridurre tali rischi occorre: 
  • realizzare zone di viabilità interna al cantiere destinate alla sola circolazione delle persone, al fine di evitare interferenze con attrezzature e materiali disposti sul terreno; 
  • realizzare idonei accessi al fondo dello scavo; mantenere sgombri dai materiali i percorsi pedonali; segnalare gli ostacoli che non si possono eliminare; 
  • dotare e fare indossare al personale idonei DPI del piede (calzature professionali antiscivolamento); illuminare adeguatamente i percorsi pedonali in relazione alle attività notturne; 
  • eliminare dal terreno gli eventuali depositi di acqua e la relativa fanghiglia; 
  • utilizzare, se necessario, le piastre da cantiere da disporre sul terreno.





Caduta di materiali dall’alto 

Il rischio di caduta di materiali dall’alto (in verticale nel vuoto o per rotolamento su pendio) è un rischio derivante dalla specifica attività lavorativa e dipende dalla non corretta sistemazione dei materiali e dalla mancanza di protezioni. Per eliminare o ridurre tali rischi occorre: 
  • proteggere il posto di lavoro e di passaggio dalla caduta o dall’investimento di materiali derivanti dell’attività lavorativa, mediante dispositivi e sistemi di protezione collettiva (protezioni meccaniche, reti di sicurezza o altri sistemi equivalenti) e tramite la corretta sistemazione dei materiali;
  • far sporgere le armature dai bordi degli scavi di almeno 30 cm; collocare ad adeguata distanza dal ciglio dello scavo (in base ai carichi, volumi, ecc.), attrezzature, attrezzi, materiale di scavo e di risulta, qualora non sia possibile installare dispositivi di protezione collettiva; tenere continuamente puliti e sgombri i bordi dello scavo; 
  • rimuovere ogni parte a rischio della superficie dello scavo (massi affioranti, sporgenze di terreno, ecc.);
  • indossare idonei DPI della testa (caschi di protezione); 
  • fissare gli attrezzi di lavoro all’abbigliamento, quando si opera in posizione sopraelevata; 
  • evitare di sostare al di sotto di postazioni di lavoro o in prossimità dei fronti dello scavo.

Infezioni da microrganismi e punture/morsi di animali 

Il rischio da infezioni da microrganismi, o da punture di insetti, morsi di animali, deriva dalla collocazione dei cantieri in zone insalubri e in zone in aperta campagna. 


Pronto soccorso in caso di morso di vipere e punture di insetti vipere. 

Le vipere attraverso il loro morso inoculano varie tossine. Il morso è riconoscibile dalla presenza di due forellini da 1 cm. Il morso provoca nel punto di inoculazione gonfiore, necrosi ed emorragia, ma è responsabile anche di effetti sistemici: vomito, nausea, dolori muscolari ed articolari, febbre e collasso cardiocircolatorio. Api vespe e calabroni. Questi insetti possono iniettare, grazie al loro pungiglione, un particolare veleno. Zecche. Le zone maggiormente a rischio per la possibilità di punture di zecche sono gli ambienti boschivi e ricchi di cespugli, umidi e ombreggiati, prati incolti, ecc. La zecca è attiva per la maggior parte dell’anno, però il periodo a maggior rischio è quello compreso tra la primavera e l’autunno. In caso di lavoro in aree conosciute come infestate, è opportuno procedere ad ispezioni periodiche degli indumenti e delle parti scoperte, (ogni 3-4 ore), non trascurando la zona del cuoio capelluto. Se è il caso farsi aiutare da un altra persona.


Esposizione a radiazione solare 

Il rischio principale è dovuto alla effettuazione degli scavi in condizioni di elevato soleggiamento con possibili conseguenze, a danno sia dell’epidermide che degli occhi (eritemi, scottature, abbagliamento, ecc.) ma anche, nei casi più gravi, la possibilità del verificarsi di “colpi calore”. Per ridurre tali rischi occorre che: 

  • le lavorazioni che presuppongono una permanenza prolungata sul sito oggetto di scavo; in particolare nelle ore in cui i raggi solari sono più intensi, siano protette mediante tendoni o tettoie fisse; 
  • sia disponibile abbondante acqua potabile; in caso di forte irraggiamento solare, 
  • sia possibile disporre di copricapo e creme solari (che devono essere periodicamente applicate), con livello di protezione adeguata al proprio fototipo; 
  • si indossino indumenti realizzati con materiali traspiranti, evitando di lavorare a torso nudo; 
  • siano effettuate pause di circa 15 minuti ogni ora di lavoro per non affaticare l’organismo, in particolare se il clima è molto caldo e umido; i lavori più pesanti vengano svolti nelle ore più fresche, e programmarli, se possibile, in modo che siano effettuati sempre nelle zone meno esposte alla radiazione solare.





Tratto da: Collana “Cultura della sicurezza” LA SICUREZZA NEI CANTIERI ARCHEOLOGICI Quaderno informativo N. 18 Ufficio Speciale prevenzione e protezione Università degli Studi di Roma "SAPIENZA"






mercoledì 18 marzo 2020

VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA INFEZIONE DA CORONAVIRUS



Coronavirus in ambito lavorativo
(Vers. 1.5 - Aggiornata al 1 marzo 2020)









VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA INFEZIONE DA CORONAVIRUS IN AMBIENTE DI LAVORO E INDIVIDUAZIONE DELLE RELATIVE MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE

Nelle attività lavorative attualmente non sospese dai provvedimenti governativi e in cui i livelli di rischio differiscono da quelli della popolazione generale occorre aggiornare il documento di valutazione dei rischi. Il metodo che segue permette una rapida classificazione dei livelli di rischio per gruppo omogeneo o per singolo lavoratore.

Il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) appartiene alla famiglia di virus Coronaviridae, agenti biologici classificati nel gruppo 2 dell’allegato XLVI del D.Lgs. n. 81/08. Si tratta di un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto con le goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:
•       la saliva, tossendo e starnutendo;
•       contatti diretti personali;
•       le mani, attraverso il successivo contatto con bocca, naso o occhi.
Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche.
Secondo i dati attualmente disponibili, le persone sintomatiche sono la causa più frequente di diffusione del virus. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera non frequente l’infezione da nuovo coronavirus prima che si sviluppino i sintomi. Il periodo di incubazione varia tra 2 e 12 giorni; allo stato delle conoscenze attuali, 14 giorni rappresentano il limite massimo di precauzione.
La via di trasmissione da temere è soprattutto quella respiratoria. È comunque sempre utile ricordare l’importanza di una corretta igiene delle superfici e delle mani.

Nel metodo che segue si propone una procedura guidata per l’individuazione del livello di rischio e l’adozione delle misure di prevenzione e protezione.
L’indagine va condotta sotto la responsabilità del Datore di Lavoro, con l’ausilio del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e del Medico Competente, acquisendo le informazioni necessarie direttamente dai lavoratori interessati o dai loro Dirigenti e/o Preposti e comunque con la consultazione dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

Considerata la rapida evoluzione dell’emergenza COVID-19, occorre periodicamente verificare che i parametri utilizzati siano coerenti alla situazione e alle disposizioni delle autorità competenti. Il metodo è aggiornato alle conoscenze del 12 marzo 2020.
Il metodo si basa su una classificazione dei livelli di rischio secondo una matrice D x P x K dove D è il danno potenziale derivante dall’infezione da coronavirus, P è la probabilità di accadimento, K è un coefficiente di aggiustamento che tiene conto della presenza di eventuali fattori in grado di ridurre l’entità della probabilità e/o della gravità, modulando il rischio in funzione delle cautele adottate.



E’ prevista la compilazione di 4 schede come da diagramma:
-        Attribuzione del parametro D in una scala tra 2 e 3
-        Attribuzione della probabilità P in una scala tra 1 e 5
-        Attribuzione del fattore correttivo K compreso tra 0,67 e 1
-        Calcolo del rischio R.
Alle quali corrispondono le schede misure:
-        Generale (azzurro): da adottare da parte di tutti i lavoratori
-        Rischio trascurabile (verde)
-        Rischio basso (giallo)
-        Rischio medio (arancio)
-        Rischio Alto (rosso).

La valutazione va effettuata riferendosi a gruppi omogenei di lavoratori o considerando casi singoli se questi hanno peculiarità significative ai fini della valutazione.

Caso sospetto di COVID 19 che richiede l’esecuzione di test diagnostico
Una persona con infezione respiratoria acuta (insorgenza improvvisa di almeno uno dei seguenti segni e sintomi: febbre, tosse e difficoltà respiratoria) che richiede o meno il ricovero ospedaliero e che nei 14 giorni precedenti l’insorgenza della sintomatologia ha soddisfatto almeno una delle seguenti condizioni:
·   contatto stretto con un caso probabile o confermato di infezione di COVID-19;
·   essere stato in zone con presunta trasmissione diffusa o locale (aree rosse e paesi oggetto di contagio).

Caso probabile
Un caso sospetto il cui risultato del test per SARS-CoV-2 è dubbio o inconcludente utilizzando protocolli specifici di Real Time PCR per SARS-CoV-2 presso i Laboratori di Riferimento Regionali individuati o è positivo utilizzando un test pan-coronavirus.

Caso confermato
Un caso con una conferma di laboratorio effettuata presso il laboratorio di riferimento dell’Istituto Superiore di Sanità per infezione da SARS-CoV-2, indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici.

Contatto stretto
Il contatto stretto di un caso possibile confermato è definito come:
·   una persona che vive nella stessa casa di un caso di COVID-19
·   una persona che avuto un contatto fisico diretto con un caso di COVID-19 (per esempio la stretta di mano)
·   una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso di COVID-19 (ad esempio toccare le mani nude fazzoletti di carta usati)
·   una persona che avuto un contatto diretto faccia a faccia con un caso di COVID-19, a distanza minore di 2 m e di durata maggiore 15 minuti
·   una persona che si è trovato in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale, ufficio) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti a distanza minore di due metri
·   un operatore sanitario o altro persona che fornisce assistenza diretta a un caso di COVID-19 oppure personale di Laboratorio addetto alla manipolazione dei campioni di un caso di COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’uso di DPI non idonei
·   una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti in qualsiasi direzione di un caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave o abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo determinando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo). 
Il collegamento epidemiologico può essere avvenuto entro un periodo di 14 giorni prima dell’insorgenza della malattia nel caso in esame.





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