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sabato 29 agosto 2026

Legge 198/2025: Lavori in Quota e Prevenzione Cadute

 


Nei cantieri edilizi e nelle attività di manutenzione industriale, la gestione del rischio di caduta dall'alto rimane una delle priorità assolute per prevenire infortuni gravi o mortali. Il continuo aggiornamento normativo non rappresenta un semplice adempimento burocratico, ma una condizione essenziale per progettare e gestire ambienti di lavoro sicuri.

In questo contesto si inseriscono le recenti modifiche apportate dalla Legge 29 dicembre 2025, n. 198 (di conversione del D.L. 159/2025) agli Articoli 113 e 115 del D.Lgs. 81/2008. Vediamo nel dettaglio quali sono i punti chiave e le innovazioni introdotte.

1. Sistemi di Protezione Collettiva e la Funzione dei Ponteggi (Art. 115, Comma 1)

Il nuovo comma 1 dell'articolo 115 chiarisce in modo esplicito quali siano i dispositivi di protezione collettiva:

1°   Parapetti provvisori e permanenti
2°   Reti di sicurezza

Si tratta di un passo avanti fondamentale: la presenza formale delle reti di sicurezza all'interno del testo normativo italiano risolve storici dubbi interpretativi, allineando l'Italia a Paesi come l'Inghilterra (mentre in altre legislazioni europee, come quella francese o tedesca, tali presidi non sono inseriti espressamente nello stesso modo).

I ponteggi sono dispositivi di protezione collettiva?

Sul tema dei ponteggi la normativa fa una precisazione sostanziale:

I ponteggi non sono dispositivi di protezione collettiva, ma hanno la funzione di dispositivo di protezione collettiva.

Secondo le norme tecniche europee di prodotto (serie UNI EN 12810 e 12811), il ponteggio è un'attrezzatura provvisionale di servizio che serve primariamente per lavorare. Sebbene venga impiegato correttamente per proteggere le persone che operano ad esempio sulle coperture, la sua natura giuridica e tecnica resta quella di una struttura di stazionamento/servizio e non di un DPI collettivo in senso stretto.

2. Priorità nella Scelta dei Sistemi di Protezione Individuale (Art. 115, Comma 3)

Il comma 3 dell'articolo 115 rappresenta una delle novità più rilevanti del nuovo testo. La norma recepisce l'impianto dei quattro sistemi individuali (trattenuta, posizionamento sul lavoro, accesso su fune, arresto caduta) introducendo formalmente il concetto di priorità.

Che cosa significa "priorità"?

Priorità non significa obbligo indefettibile, ma indica la metodologia che il datore di lavoro deve seguire nella valutazione dei rischi per scegliere il sistema più appropriato:

  1. Trattenuta (priorità massima)

  2. Posizionamento sul lavoro

  3. Accesso su fune

  4. Arresto caduta (priorità residuale)

Perché questa gerarchia?

Nei sistemi di trattenuta, posizionamento e accesso su fune, la configurazione operativa è concepita affinché il lavoratore non cada. Nel sistema di arresto caduta, invece, la caduta dell'operatore è prevista dal sistema stesso; pur riducendone le conseguenze, il lavoratore cade comunque. È quindi ragionevole privilegeare sistemi che impediscono l'evento caduta rispetto a quelli che si limitano ad arrestarla dopo che si è verificata. Se tuttavia la valutazione dei rischi dimostra che per una data lavorazione l'arresto caduta è la soluzione più idonea, il datore di lavoro può adottarlo legittimamente.

3. Lavori su Fune: Nessun "Via Libera" Incondizionato (Art. 115, Comma 5)

La riforma dell'articolo 115 non "sdogana" indiscriminatamente i lavori su fune. Il comma 5 conferma infatti che rimangono pienamente validi e vincolanti i requisiti prefissati dagli articoli 111 e 116 del D.Lgs. 81/2008:

⨷   Il lavoro deve essere di breve durata;
⨷   Le caratteristiche geometriche e ambientali dei siti non possono essere modificate per consentire l'impiego di altre attrezzature.

Quando il sistema su fune risulta vincente?

In situazioni operative particolari — come le lavorazioni su superfici molto inclinate dove l'operatore non riesce a stare in equilibrio sui piedi — l'uso di un sistema di accesso e posizionamento mediante fune è tecnicamente più efficace ed esente dal rischio di caduta dinamica rispetto a un sistema di arresto caduta.

4. Scale Verticali Permanenti (Art. 113, Comma 2)

L'articolo 113 disciplina le scale verticali permanenti fissate a un supporto, impiegate tipicamente nei capannoni industriali per accedere alle coperture ed eseguire interventi di manutenzione sugli impianti.

La nuova formulazione del comma 2 ammoderna una disciplina risalente originariamente al DPR 547/55, introducendo importanti chiarimenti applicativi:

◍ Funzione chiara: Viene esplicitato che si tratta di un mezzo di accesso.

◍ Alternatività tra DPI e Gabbia: Il testo prevede chiaramente due opzioni di protezione: l'impiego di un DPI anticaduta (collegato alla scala) oppure l'installazione di una gabbia di sicurezza.

◍ Sistemi alternativi, non cumulabili: Le norme tecniche stabiliscono che i due sistemi non vanno usati contemporaneamente. Nel testo di legge il DPI viene citato per primo poiché, in linea generale, garantisce un livello di sicurezza superiore, pur rimanendo la gabbia una soluzione valida laddove l'uso del DPI risulti impossibile.

(Nota: L'applicazione di tali misure di protezione rimane prevista a partire da un'altezza della scala pari ad almeno 5 metri).

Conclusioni: Un Passo Avanti per la Sicurezza

Le modifiche introdotte dalla Legge 198/2025 agli articoli 113 e 115 costituiscono un notevole progresso per la normativa italiana di prevenzione:

  • Definizione chiara dei dispositivi di protezione collettiva (parapetti e reti);

  • Introduzione del principio di priorità per i DPI anticaduta (orientato ad evitare la caduta prima ancora che ad arrestarla);

  • Disciplina coerente e lineare dell'alternatività tra DPI e gabbia di sicurezza per le scale verticali.

Il forte legame testuale stabilito tra l'articolo 113 e l'articolo 115 rafforza la coerenza del D.Lgs. 81/2008, eliminando dubbi interpretativi a favore di una maggiore tutela nei cantieri e nei luoghi di lavoro.





martedì 3 gennaio 2023

Kit Anticaduta: dispositivi anticaduta, imbragature, cordini



Premesso che “ogni caduta, anche se si utilizzano adeguati DPI, risulta pericolosa”, nella scelta del sistema anticaduta deve essere data priorità alla soluzione che garantisce il massimo grado di sicurezza.

I DPI anticaduta, impiegabili nei luoghi di lavoro, possono essere suddivisi in tre tipologie in considerazione del loro diverso utilizzo:


1° “DPI per il posizionamento sul lavoro: sono destinati a sostenere e trattenere gli addetti nella posizione di lavoro, consentendo di operare con le mani libere. Non sono destinati all’arresto delle cadute;

2° DPI contro le cadute dall’alto: sono destinati ad arrestare le cadute. Sono costituiti da una imbracatura del corpo, un assorbitore di energia e un collegamento ad un ancoraggio;

3° DPI per le discese di emergenza: sono utilizzabili per il salvataggio e l’evacuazione di emergenza con possibilità di discesa a velocità controllata”.


I kit anticaduta offrono una soluzione completa che si adatta alle diverse esigenze che ogni lavoro richiede.

Si ritiene che nella scelta dell'imbracatura (in base a quanto testato su differenti tipologie, a temperature ambientali differenti, in condizioni di sospensione passiva) debbano essere confortevoli le seguenti sedi:
  • inguinale: distribuzione del peso degli arti inferiori su cosciali ampi ed imbottiti,
  • lombare: con possibilità di eventuale sostegno in questa zona,
  • dorsale: spallacci e fascia di sostegno che non limitino la fisiologica escursione dei muscoli respiratori,
  • latero-cervicale: spallacci che non creino compressione nella loggia laterocervicale sul collo dove decorrono i vasi carotidei, questo sia in attività che in condizione di sincope.

Il borsone permette di riporre ordinatamente e igienicamente i dispositivi anticaduta e qualche altro DPI di ogni singolo operatore garantendone quindi la massima efficienza.

Per esigenze particolari dei nostri clienti possiamo approntare Kit anticaduta diversi da quelli riportati qui di seguito garantendo sempre il borsone in omaggio.




KIT anticaduta PER COPERTURA TETTI INCLINATI 895 
Conformità normativa: EN 361, EN 353-2
Adatto all’uso su tetti inclinati dove i dispositivi retrattili possono reagire troppo lentamente. Il kit comprende: imbracatura con attacco dorsale e sternale (tramite asole), discensore di tipo guidato con 10 metri di fune, cordino di collegamento da 30 cm comprensivo di 2 moschettoni chiusura a vite.


 
KIT anticaduta PER ARRESTO CADUTE 896
Conformità normativa: EN 355 e EN 361
Kit dal buon rapporto qualità / prezzo per la protezione della caduta. Il kit comprende: imbracatura con attacco dorsale, cordino con assorbitore di energia da 2 metri con 2 moschettoni chiusura a vite.


 
KIT anticaduta DI TRATTENUTA 897
Conformità normativa: EN 362 e EN 354
Soluzione ideale per la trattenuta, non indicato per l’arresto di cadute. Per la manutenzione dei tetti, piattaforme etc. Il kit comprende: imbracatura con attacco dorsale, cordino di trattenuta da 2 mt. con 2 moschettoni chiusura a vite.


 
KIT anticaduta POSIZIONAMENTO E ANTICADUTA PER L’EDILIZIA 898 
Conformità normativa: EN361, EN358, EN355
Il sistema più completo e versatile per molteplici situazioni.

Sistema di frenata ad attivazione rapida per arrestare la caduta in pochi cm. Il kit comprende: imbracatura con attacco dorsale, dispositivo retrattile da 2,5 metri in fettuccia con 2 moschettoni chiusura a vite.


 
KIT anticaduta PER POSIZIONAMENTO E ANTICADUTA 899
Permette di lavorare a mani libere. Il kit comprende: imbracatura con attacco dorsale e sternale (tramite asole) e cintura di posizionamento, dispositivo retrattile da 2,5 metri in fettuccia con 2 moschettoni chiusura a vite, cordino di posizionamento regolabile con 2 moschettoni chiusura a vite.




Kit anticaduta professionale con zaino - Duraflex ad 2 punti di aggancio + Manyard ME86.
Miller Manyard elastico da 2 m con connettore a doppia leva in acciaio da 63 mm, rivestiti con TEFLON. Zainetto in omaggio.
Il kit Miller è un kit anticaduta multi-funzione, dalle elevate prestazioni, composto da un’imbracatura elastica DuraFlex a 2 punti di aggancio, con cordino Manyard con assorbitore di energia da 2 m e connettore per impalcatura. Articolo ideato per distendersi e seguire i movimenti del lavoratore, garantendo comfort e produttività.
Il Manyard elastico riduce i rischi di inciampare sul cordino.
Il rivestimento brevettato in TEFLON sui nastri DuraFlex e sul Manyard contribuisce a prolungare la durata di questo kit versatile e pratico.



Kit anticaduta Scorpion. Zainetto con: Scorpion e Duraflex MA 02 ad un punto d'aggancio dorsale. Ideale per lavorare ad altezze ridotte! Imbracatura elastica DuraFlex® con un punto di ancoraggio e dispositivo retrattile Scorpion a rapida attivazione (connettore girevole per impalcature e gancio a doppia leva). Rivestimento in TEFLON.

Kit anticaduta edilizia Miller Minilite. Dispositivo retrattile da 3,3 metri con moschettone. Imbracatura elastica Miller DuraFlex ad un punto di ancoraggio con rivestimento in TEFLON. Il kit è contenuto in una valigetta in plastica.

Alcune indicazioni riguardo all’uso di DPI Anticaduta:

1° chi utilizza i dispositivi deve essere specificatamente addestrato e informato sulle modalità di impiego e sui limiti entro i quali l’uso risulta sicuro: l’uso scorretto può determinare, in caso di caduta, gravi lesioni dell’operatore;

2° con l’impiego dell’ imbracatura di sicurezza è importante limitare la forza d’urto al termine di un’eventuale caduta a 6 kN (circa 600 kg). Vi è il rischio infatti che l’operatore subisca gravi lesioni al momento dell’arresto, anche senza urtare contro strutture. Per questo motivo è necessario limitare o annullare lo spazio di caduta, facendo in modo che la fune di collegamento dell’imbracatura al punto di ancoraggio sia più corta possibile;

3° per limitare, in caso di caduta, la forza d’urto sull’operatore entro i valori di sicurezza sopra indicati, devono essere utilizzati dispositivi di collegamento tra imbracatura del corpo e ancoraggio provvisti di dissipatori di energia. L’uso dei dissipatori di energia comporta l’allungamento degli spazi di arresto. Bisogna pertanto accertarsi che sotto il punto di lavoro esista uno spazio sufficiente e libero da ostacoli ( tirante d’aria);

4° il sistema di protezione deve permettere una caduta libera non superiore a 1,5 metri o a 4 metri in presenza di dissipatore di energia;

5° altro rischio per l’operatore in caso di caduta è rappresentato da possibili oscillazioni del corpo e urto contro strutture attigue (effetto pendolo)”.
Senza dimenticare che per un corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale è necessario verificare le istruzioni del fabbricante.

E nella scelta del sistema anticaduta deve essere data priorità alla soluzione che garantisce il massimo grado di sicurezza. 

Procedura di valutazione per l’uso dei DPI anticaduta
Se ogni fase di lavoro è soggetta a valutazione del rischio, “quando si impiegano DPI, associati o meno ad altri sistemi di sicurezza contro le cadute, è opportuno seguire uno schema di valutazione che preveda diverse fasi”.

Fase di pianificazione preventiva dei lavori:
- “definire il lavoro da svolgere e individuare le aree di intervento;
- definire il numero di addetti strettamente necessari all’esecuzione del lavoro in quota;
- definire l’elenco dei materiali e attrezzature necessari per attuare l’intervento;
- definire il livello di mobilità necessaria all’operatore: lavoro in posizione fissa; necessità di movimento in un’area di raggio … ; necessità di movimento ampia, su tutta la copertura”.

Fase di progettazione esecutiva dei lavori:
- “individuare uno o più sistemi di ancoraggio, esistenti o da realizzare, che risultino accessibili in condizioni sicure per agganciare il sistema di trattenuta e l’imbracatura;
- scegliere il dispositivo di collegamento tra punto di ancoraggio e imbracatura dell’operatore;
- definire le modalità di accesso in quota e di aggancio dell’imbracatura al punto di ancoraggio evitando situazioni in cui l’operatore non risulti agganciato;
- prevedere eventuali camminamenti e le modalità di sollevamento – posizionamento in quota dei materiali e attrezzature necessari”. 

Fase di valutazione dei rischi residui
In questa fase è bene “valutare le conseguenze che si potrebbero verificare in seguito a caduta per:
- cedimento strutturale della copertura (in ogni punto dell’area di lavoro predefinita);
- caduta dell’operatore verso l’esterno della copertura (lungo il perimetro);
- caduta dell’operatore dentro aperture sulla copertura (lucernari)”.
E una valutazione di questi tipo “deve almeno considerare:
- se lo spazio sottostante la copertura, necessario per l’arresto dell’operatore in caso di caduta, sia effettivamente disponibile, cioè libero da strutture, impianti, ecc. che possono costituire un pericolo (tirante d’aria);
- se i dispositivi utilizzati garantiscono uno spazio di caduta ‘sicuro’;
- se l’insieme delle misure previste consente di evitare, in caso di caduta, ‘l’effetto pendolo’ con possibile urto contro altre strutture”.
Se emergono incongruenze e quindi rischi, “devono essere attuate misure integrative e correttive rispetto a quelle previste”.

Fase di valutazione della gestione delle emergenze 
In relazione alla valutazione dei rischi, deve essere predisposta anche “una procedura che preveda l’intervento di emergenza in aiuto del lavoratore rimasto sospeso al sistema di arresto caduta, che necessiti di assistenza da parte di altri lavoratori. E’ necessario quindi che nella squadra di lavoro vi sia la presenza di personale che possegga la capacità operativa di garantire l’intervento di emergenza”.
Se, come risultato della valutazione dei rischi, si ritiene che sia impossibile intervenire con risorse interne, “deve essere prevista un’apposita procedura per l’attivazione del soccorso pubblico”.

I DPI Anticaduta devono essere oggetto di adeguata manutenzione, riparazione e sostituzione ove necessario, secondo le modalità e periodicità fornite dal fabbricante. In ogni caso prima di ogni utilizzo tutti i dispositivi facenti parte del sistema anticaduta devono essere ispezionati attentamente al fine di verificarne l’efficienza e l'integrità.






RISCHIO PREVALENTE: i lavori in quota possono esporre i lavoratori a rischi particolarmente elevati per la loro salute e sicurezza, in particolare al rischio di caduta dall’alto e ad altri gravi infortuni connessi alla specifica attività lavorativa. Pur valutando tutti i rischi specifici connessi alla attività (taglio, fuoco, proiezione di schegge, elettrocuzione, etc.), il “rischio costantemente presente resta la caduta dall’alto”;


RISCHIO da SOSPENSIONE: se la sospensione cosciente, prolungata e continuativa, nel dispositivo di presa del corpo collegato alle funi o sul seggiolino sospeso, può comportare un rischio per la salute dell’operatore (compressione dei vasi degli arti inferiori e conseguente disturbo del ritorno di sangue venoso), la sospensione inerte (a seguito di perdita di conoscenza) può invece indurre la cosiddetta “patologia causata dall’imbracatura”. Questa patologia consiste in un rapido peggioramento delle funzioni vitali in particolari condizioni fisiche e patologiche;


RISCHIO AMBIENTALE: l’attività generalmente si svolge in ambienti soggetti a rischi particolari, dati dalla conformazione del sito o dalla situazione contingente del luogo di lavoro; (caduta di oggetti o di parti di struttura dall’alto, scivolosità dei supporti, cedimenti strutturali, esposizione a scariche elettriche atmosferiche); rischi che possono risultare aggravati dalle condizioni meteorologiche.


RISCHI CONCORRENTI: la valutazione dei rischi deve tenere in considerazione l’eventuale esposizione a quei rischi di minor intensità, ma direttamente concorrenti all’innesco di una eventuale caduta (scarsa aderenza delle calzature, abbagliamento degli occhi, rapido raffreddamento o congelamento, riduzione di visibilità, colpo di calore o di sole, vertigini e/o disturbi dell’equilibrio).


Riguardo ai rischi da sospensione cosciente si dovrà valutare:
- l’utilizzazione di imbracature progettate e costruite appositamente per le posizioni in sospensione;
- l’effettuazione di più di una interruzione della posizione di sospensione, tramite pause di lavoro, scambio di mansioni tra gli operatori e cambi di posizione.
- il tempo di esposizione del singolo operatore (che non essere superiore alle otto ore giornaliere complessive, con turni di lavoro continuativi non superiori a quattro ore e con almeno due interruzioni per ogni turno di lavoro).


E' fondamentale ai fini del buon funzionamento di tutti i sistemi di prevenzione e di protezione contro la caduta dall’alto utilizzati nei lavori con funi:
- l’idoneità psico-fisica del lavoratore;
- l’informazione e la formazione adeguate e qualificate del lavoratore, in relazione alle operazioni previste;
- l’addestramento qualificato e ripetuto del lavoratore sulle tecniche operative, sulle manovre di salvataggio e sulle procedure di emergenza.















venerdì 11 giugno 2021

4 tipologie di caduta dall'alto # Dispositivi Anticaduta

DPI anticaduta in Edilizia, rispetto ad altri settori, “emergono in particolare criticità legate alla mancata fornitura o al non utilizzo”.
 

Le cadute dall’alto
La scheda presenta poi un approfondimento su alcuni specifici fattori di rischio rilevati nelle principali modalità di accadimento degli infortuni in edilizia: cadute di lavoratori dall’alto, cadute di oggetti e carichi e perdite di controllo nella conduzione di mezzi di lavoro.
 

Si indica che negli infortuni dovuti a cadute di lavoratori dall’alto (che riguardano oltre la metà del cluster di dati in esame nella scheda), “gli errori nelle modalità operative dei lavoratori avvengono sia per azioni estemporanee (54%) sia a causa di problematiche riconducibili ad aspetti gestionali-organizzativi, quali la formazione, informazione, addestramento (17%) e le pratiche scorrette abitualmente tollerate in azienda (26%)”.


“la metà dei problemi sulle attrezzature impiegate riguarda le protezioni (53%) per il contenimento dei rischi connessi a lavori in quota”;
“tra i fattori di rischio relativi al fattore ambiente (cantieri, depositi, edifici in ristrutturazione, ecc.) emerge l’assenza di protezioni quali barriere, parapetti, armature (54%) e di percorsi definiti per mezzi e pedoni (13%)”;
“nelle cadute dall’alto le problematiche sui DPI riguardano essenzialmente la mancata fornitura (43%), ma non meno rilevante è l’aspetto del mancato uso (40%) quando disponibili”.





In "Rischi di caduta dall’alto. Ponteggi e opere provvisionali. PIMUS"
a cura dell’Ing. Marco Manni (Presidente Commissione Sicurezza nei Cantieri mobili - Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma)


vengono presentate quattro tipologie di caduta, anche in presenza di sistemi anticaduta:


- caduta libera: “la distanza di caduta, prima che il sistema di arresto di caduta inizi a prendere il carico, è superiore a 600 mm sia in direzione verticale, sia lungo un pendio sul quale non è possibile camminare senza l’assistenza di un corrimano. La massima altezza di caduta libera consentita è limitata a 1500 mm, salvo per gli addetti al montaggio ed allo smontaggio dei ponteggi metallici che utilizzano idonei sistemi anticaduta, che viene estesa fino a 4000 mm”;


- caduta libera limitata: “è una caduta dove la distanza di caduta, prima che il sistema di arresto di caduta inizia a prendere il carico, è uguale o inferiore a 600 mm sia in direzione verticale, sia su un pendio sul quale non è possibile camminare senza l’assistenza di un corrimano;


- caduta contenuta: è una caduta dove la persona che sta cadendo è trattenuta dall’azione combinata di una idonea posizione dell’ancoraggio, lunghezza del cordino e dispositivo di trattenuta. In tale modalità di caduta, la distanza di caduta è uguale o inferiore a 600 mm, sia in direzione verticale, sia su un pendio dove è possibile camminare senza l’assistenza di un corrimano;


- caduta totalmente prevenuta: situazione in cui si realizza la condizione di prevenzione totale di rischio di caduta dall’alto”.


Indicazioni generali per la selezione dei sistemi di arresto caduta.


La selezione deve avvenire anche in funzione:

- del tipo di lavoro:  ad esempio “lavori su pali o tralicci,  lavori presso gronde e cornicioni; lavori su tetti; lavori su scale; lavori su opere in demolizione; lavori su piattaforme mobili in elevazione; lavori su piattaforme sospese; montaggio di elementi prefabbricati; lavori su impalcature; lavori su piloni”;

- della severità della caduta: “caduta libera; caduta libera limitata; caduta trattenuta; caduta totalmente prevenuta; caduta impossibile”;

- della “limitazione nella distanza di caduta e spazio libero sia in direzione verticale che orizzontale”.
Inoltre nella selezione dei sistemi e dei componenti anticaduta e dei punti di ancoraggio, sempre compatibilmente con la sicurezza, si deve tenere conto anche di: “ergonomia; libertà di movimento; adeguatezza dei punti di ancoraggio”,


Quale può essere la conseguenza di una possibile caduta?


Nel caso di caduta si devono “evitare lesioni da:
- impatto con il suolo;
- impatto con ostacoli sotto il piano di lavoro, quali strutture di sostegno;
- imbracatura, come risultato dell’arresto della caduta;
- impatto con componenti costituenti il sistema di arresto caduta”.


In ogni caso quando “si prevede un rischio di caduta dall’alto, sia libera, sia limitata, sia contenuta, l’operatore deve utilizzare una imbracatura per il corpo”. E “il sistema dispositivo anticaduta non deve trasmettere all’operatore una forza maggiore di 6.0 KN”.


Effetto pendolo

Quando esiste il rischio di caduta in prossimità di una estremità di una linea di ancoraggio flessibile, “può accadere che il dispositivo mobile di ancoraggio scivoli lungo la linea flessibile verso il centro della linea, trascinando con se il lavoratore. Il lavoratore sarà sottoposto al cosiddetto effetto pendolo”. E la possibile “traiettoria” di caduta “deve essere attentamente valutata in funzione della possibile presenza di ostacoli”: può essere necessario in certi casi prevedere una “configurazione diversa della linea di ancoraggio” o un sistema alternativo (ad esempio una guida rigida).


È dunque molto importante che in un sistema di arresto caduta si valuti lo “spazio libero di caduta in sicurezza, sotto il sistema di arresto, necessario a consentire una caduta senza che l’operatore urti contro il suolo o altri ostacoli analoghi. Tale spazio libero dipenderà dal tipo di sistema di arresto caduta impiegato”.


Indicazioni dei possibili calcoli e stima dei fattori in relazione alla caduta in sicurezza:


- flessione degli ancoraggi: “lo spostamento dell’ancoraggio è zero, a meno che la struttura a cui è fissato l’ancoraggio presenti una flessione sotto il carico indotto dall’arresto della caduta”;

- lunghezza statica del cordino: “nel caso di un cordino, o di un cordino che include un assorbitore di energia, si dovrà considerare la lunghezza del cordino aggiungendo anche quella dell’assorbitore di energia nel suo stato non esteso”;

- posizione di partenza del dispositivo anticaduta: “come posizione di partenza del dispositivo anticaduta si dovrà considerare la distanza verticale del dispositivo dal suo punto di ancoraggio, considerando la sua posizione più sfavorevole.
Tale posizione di partenza sarà:
a) il punto più basso del dispositivo, posto sulla linea di ancoraggio, quando l'utilizzatore è situato sul normale piano di lavoro;
b) il punto più basso del dispositivo, posto sull’imbracatura dell’operatore, quando questi è situato sul normale piano di lavoro. In assenza di stime più accurate e in casi particolari, la posizione sarà presa a livello dei piedi”;

- spostamento verticale o allungamento del dispositivo anticaduta: “nel caso di allungamento o spostamento verticale del dispositivo di arresto caduta, si dovrà tenere conto di quanto segue:

a) sistema di arresto caduta su linea di ancoraggio flessibile verticale: una estensione massima di 1,0 m, salvo una indicazione più bassa certificata dal costruttore;

b) sistema di arresto caduta con dispositivo anticaduta di tipo retrattile: una estensione massima di 1,4 m, salvo una indicazione più bassa certificata dal costruttore;

c) sistema di arresto caduta con linee di ancoraggio orizzontali con cordino con assorbitore di energia: una estensione massima di 1,75 m, salvo indicazione più bassa certificata dal costruttore del dispositivo;

d) cordini: se il cordino è costituito da materiale sintetico per il calcolo dell’estensione si deve tenere conto dei valori di allungamento sotto carico forniti dal fabbricante dello stesso”;


- altezza dell’utilizzatore: “si deve tenere conto dell’altezza rispetto al livello dei piedi del punto di attacco sull’imbracatura dell’operatore. In generale, si ritiene adeguata una distanza minima di 1,5 m”;

- scostamento laterale del punto di ancoraggio: nel documento agli atti, relativo all’intervento, sono presenti diversi disegni esplicativi di tale scostamento ed esempi del calcolo della distanza di caduta libera.


Rischi di caduta dall’alto. Ponteggi e opere provvisionali. PIMUS
a cura dell’Ing. Marco Manni
(Presidente Commissione Sicurezza nei Cantieri mobili - Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma) seminario “Organizzazione in sicurezza del cantiere”








Selezione delle imbracature per il corpo, cinture, cordini.

L’ imbracatura anticaduta per il corpo “deve essere usata in ogni situazione dove vi è rischio di caduta dall’alto, sia libera, sia libera limitata, sia contenuta” e la selezione deve tenere conto di quanto segue:
- facilità nell’indossare e nel togliere;
- presenza di attacchi idonei al tipo di attività (attacchi sternali e/o dorsali);
- capacità di distribuire il carico dovuto all’arresto della caduta sul corpo dell’operatore;
- capacità nel sostenere, dopo la caduta, l’operatore in posizione sospesa, minimizzando le patologie causate dall’imbracatura, a seguito di perdita di conoscenza;
- capacità di regolare i componenti alle varie conformazioni del corpo.

Si ricorda poi che le cinture di trattenuta devono essere usate come dispositivo di trattenuta orizzontale.
Non devono essere usate nel caso di rischio di caduta libera, caduta libera limitata e caduta contenuta.

Alcune informazioni relative al cordino di trattenuta e/o posizionamento.

1° Si segnala che i cordini di trattenuta e/o posizionamento “utilizzati con una cintura di trattenuta e limitanti il movimento orizzontale dell’operatore dal punto di ancoraggio, così che non è possibile raggiungere fisicamente una posizione con rischio di caduta, devono essere impiegati quando il movimento è previsto su di una superficie orizzontale o per un pendio non eccedente i 15° di inclinazione sull’orizzontale”.

2° Inoltre “quando il cordino di trattenuta e/o posizionamento è regolabile, la massima lunghezza possibile non deve mai permettere all’operatore di raggiungere una posizione di rischio di caduta dall’alto in qualsiasi situazione di lavoro”. E i cordini di trattenuta e/o posizionamento “non devono essere usati nel caso di rischio di caduta libera, caduta libera limitata e caduta contenuta”.











mercoledì 19 aprile 2017

RETE INVISIBILE






Gamma di RETI INVISIBILI per allontanare UCCELLI, VOLATILI, ECT.
invisibili e progettate per allontanare uccelli e volatili senza imprigionarli.



RETE ANTIVOLATILI – mod. S-INVISIBILE realizzata in polietilene ad alta tenacità,
RETE IN POLIETILENE CON NODO CARICO DI ROTTURA: 14 daN

stabilizzato contro i raggi ultravioletti, idrorepellente, tipo con nodo, con maglia quadrata da mm. 20 x 20 spessore da mm. 0,50, viene fornita bordata lungo tutto il perimetro con una treccia da mm. 6 cucita alla rete, colore nero.
Questo tipo di rete lo utilizziamo anche negli stadi di calcio come rete anti lancio oggetti in quanto offre una notevole resistenza e durata e soprattutto non ostacola la visione del gioco risultando pressoché invisibile; è quindi una soluzione ottima anche per chiese o monumenti. Disponibile anche color roccia, pietra, avana, beige.
E’ il tipo meno visibile della nostra produzione.
ART. AB22



RETE ANTIVOLATILI – mod. EXTRA realizzata in polietilene ad alta tenacità, 
stabilizzato contro i raggi ultravioletti, idrorepellente, tipo con nodo, maglia quadrata da mm. 25 x 25, spessore da mm. 1,3 viene fornita con bordatura di rinforzo lungo tutto il perimetro con una treccia da mm. 6 cucita alla rete, colore verde o nero.
Carico di rottura su rete da cm. 45 x 45: kg. 291
ART. AA28LL



RETE ANTIVOLATILI mod. T-INVISIBILE realizzata in nylon mono filo ad alta tenacità,

idrorepellente, tipo con nodo, con maglia quadrata da mm. 40 x 40, filato da mm. 0.50, viene fornita bordata lungo tutto il perimetro con una treccia da mm. 6 cucita alla rete, colore neutro, trasparente.
E’ utilizzata per la protezione di edifici da passeracei in quanto grazie alla sua poca visibilità non deturpa facciate di chiese, monumenti o palazzi.
ART. AB11





giovedì 22 settembre 2016

BARELLA recupero e trasporto vittime di infortuni





Una soluzione facile e sicura per il recupero ed il trasporto

La barella Miller Evac è leggera e garantisce una rigidità che la rende la soluzione ideale per l'evacuazione in spazi ristretti in caso di salvataggio o trasporto di vittime di infortuni.

Il kit barella Miller Evac (rif. 1031786) include:

  1. Sistema di cinghie di collegamento per il trasporto (rif.1030285) - Nuovo!
  2. Barella per il corpo Miller Evac con borsa (rif. 1007046) - Già esistente
  3. Kit completo con borsa di trasporto contenente la barella e le cinghie di collegamento (rif.1032320) – Nuovo!



Caratteristiche e benefici del Kit Miller Evac: 
 
Barella Evac
  • sostegno per i piedi e cinghie imbottite per le spalle per aumentare il comfort - barella rigida intorno alla vittima per una maggiore protezione del corpo - cinghia di fissaggio e sollevamento della vittima per una sensazione di sicurezza maggiore - leggera e facile da regolare 
  •  Letto in polipropilene, dotato di supporti per i piedi, conservato in una borsa compatta, facile da trasportare, bretelle imbottite per sostegno e protezione maggiori.
  • Sistema di cinghie per facilitare il trasporto orizzontale e verticale di vittime  
  • Conservata in una sacca compatta di facile trasporto.

Dettagli tecnici: 

Sistema di cinghie: 
Dimensioni: da 55 a 165cm 
Materiale: poliestere rinforzato 
Carico di rottura: >300daN


Moschettoni: 
  • Materiale: lega in alluminio
  • Apertura: 20mm 
  • Normativa: EN362 classe T: 2004

Peso: 1,6 kg - Carico di rottura:       
Per i 4 moschettoni di chiusura gialli e neri > 23kN       
Per i 2 moschettoni di chiusura rossi e argento >25kN 




mercoledì 24 agosto 2016

GILET + IMBRAGATURA ANTICADUTA INCORPORATA







MAGGIORE SICUREZZA + ELEVATA TRACCIABILITÀ:

 I lavoratori sono ben visibili anche dalla distanza e in ambienti scarsamente illuminati grazie al materiale tessile ad alta visibilità (giallo o arancione) e ai nastri riflettenti, entrambi rientranti nella classe 2 in conformità alla norma EN ISO 20471:2013
 Questo giubbotto dispone di cinque tasche per trasportare utensili e accessori in sicurezza
 Lo spazio riservato all’etichetta ne permette la rintracciabilità


VESTIBILITÀ PERFETTA + REGOLAZIONE SEMPLICE:

 Cerniere laterali con due cursori per adattarsi a tutte le conformazioni e per indossare il giubbotto con vestiti sia estivi che invernali
 Due aperture anteriori e una posteriore compatibili con qualsiasi connettore (anelli a D/asole) per ottimizzarne l’utilizzo con tutte le imbracature Miller H-Design
 Giubbotto foderato per migliorare il comfort dell’utilizzatore
 Cerniera interna singola di grandi dimensioni con due cursori per aprire completamente la fodera del giubbotto nel momento in cui si inserisce o regola l’imbracatura


MAGGIORE FLESSIBILITÀ:

 Giubbotto facilmente rimovibile per il lavaggio o per la sostituzione, in caso di danneggiamento


COD. PRODOTTO TAGLIA
10 328

venerdì 6 maggio 2016

Componenti Essenziali di un Sistema Anticaduta

LA SCIENZA DELLA SICUREZZA NON TIENE CONTO DELLA PERCEZIONE DEL RISCHIO, BENSÌ DEL RISCHIO REALE.






Riassumiamo, per quanto sia un pò difficile comprimere l'argomento così: i componenti essenziali di un sistema di arresto della caduta sono 3 e, essenzialmente, senza una di queste parti, il sistema non funziona.

A DISPOSITI DI ANCORAGGIO
Definizione: Utilizzato per unire il dispositivo di collegamento (trattenuta, anticaduta) al punto di ancoraggio (trave, impalcatura o altro elemento strutturale)
I dispositivi di ancoraggio possono essere di 2 tipi:
1 • permanenti: (es. linea vita orizzontale, sistemi a binari orizzontali...)
2 • temporanei: (es. fettucce di ancoraggio, ganci da ponteggio, ancoraggio a fune di acciaio, ancoraggi a corpo morto…)





B IMBRACATURA ANTICADUTA
Definizione: L'imbracatura sostiene il lavoratore durante e dopo un’eventuale caduta.
• Un'imbracatura completa deve essere indossata per le situazioni di arresto caduta.
• Per l'arresto caduta non possono essere utilizzate le cinture di posizionamento





C DISPOSITI VI DI COLLEGAMENTO
Definizione: I dispositivi di collegamento sono utilizzati come elemento intermedio per collegare l'imbracatura del lavoratore al punto di ancoraggio. (es. cordino con assorbitore di energia, dispositivi retrattili, cordino di trattenuta, dispositivo di tipo guidato,…)
I dispositivi di collegamento possono essere di 2 tipi:
1 • Trattenuta: sistema che evita ai lavoratori di raggiungere un punto a rischio di caduta
2 • Anticaduta: un sistema che permette ai lavoratori di lavorare in zone a rischio e di essere protetti in caso di caduta


I DPI anticaduta devono essere scelti sulla base della situazione lavorativa specifica. Le categorie riepilogate qui di seguito sono state definite dalle normative europee e sono usate come base di partenza per tutti i lavori in altezza.



Video: Imbracatura Anticaduta (Dispositivo di Protezione Individuale)

venerdì 4 dicembre 2015

PIANO DI EMERGENZA E MISURE DI SALVATAGGIO






Come indossare la cintura di sicurezza - imbracatura ad 1 punto di connessione
Come indossare la cintura di sicurezza - imbracatura a 2 punti di connessione
Come indossare la cintura di sicurezza - imbracatura a 2 punti di connessione Miller H-Design



PIANO DI EMERGENZA/MISURE DI SALVATAGGIO

Ogni progettazione che preveda la redazione di un Elaborato Tecnico della Copertura deve contenere una valutazione del rischio che consenta di individuare le soluzioni tecniche in grado di ridurre il rischio di caduta nelle future manutenzioni.
Qualora si ammetta l’arresto caduta da una copertura è indispensabile valutare anche quali siano le condizioni che consentano di prestare soccorso a chi, per effetto di una caduta, rimane in sospensione inerte sulla corda.
In questo caso non devono essere sottovalutate le conseguenze dovute ad una sospensione inerte in condizioni di presumibile incoscienza, in quanto possibile causa di complicazioni che possono compromettere le funzioni vitali.
Tempi di sospensione inerte oltre 30 minuti sono inaccettabili perché possono portare a gravi malesseri a causa dell’azione dell’imbracatura.
Al tecnico è richiesto di valutare se le condizioni del contesto consentano un rapido intervento dei mezzi di soccorso entro 30 minuti e di indicarlo nell’ETC prescrivendo, laddove non sia realizzabile, l’obbligatorietà di un Piano di Emergenza da parte dei lavoratori e l’eventualità di disporre di sistemi ausiliari in grado di rappresentare un ancoraggio supplementare per il soccorritore che
Il Piano di Emergenza deve prevedere una procedura che preveda l’intervento di emergenza in aiuto dell’utilizzatore, rimasto sospeso al sistema di arresto caduta, che necessiti di assistenza o aiuto da parte di altri lavoratori.
Quindi, nel caso in cui nei lavori in quota si renda necessario l’uso di un sistema di arresto caduta che esponga il lavoratore al rischio di sospensione inerte oltre 30 minuti, all’interno dell’unità di lavoro deve essere prevista la presenza di lavoratori che posseggano una capacità operativa in grado di garantire autonomamente l’intervento di emergenza di soccorso all’utilizzatore sospeso al sistema di arresto caduta.
In tale casistica l’attuazione di adeguate Misure di Salvataggio risultano indispensabili per prestare un immediato soccorso.
L’attuazione di tali misure richiedono la presenza di almeno due operatori con adeguate competenze tecniche, formate ed addestrate che ben pochi operatori posseggono e pertanto è preferibile sempre avere una progettazione che preveda l’arresto caduta solo in quei contesti dove il soccorso possa avvenire in tempi sufficientemente contenuti per mezzo di servizi pubblici di soccorso (vigili del fuoco, ambulanza, …)

Caratteristiche
“Per sistema di salvataggio s’intende un sistema individuale per la protezione contro le cadute per mezzo del quale una persona può salvare se stessa o altri e che evita la caduta libera “ (UNI EN 363).
Comprende la procedura scelta e la relativa l’attrezzatura in dotazione al personale addetto al primo soccorso e gestione dell’emergenze, mediante le quali il soccorritore può salvare l’operatore in difficoltà e/o in pericolo di vita perché rimasto sospeso con l’imbracatura (sospensione cosciente o sospensione inerte) dopo una caduta dall’alto.
l sistema di salvataggio consente il recupero in sicurezza della persona in pericolo.
Durante l’operazione di salvataggio il sistema consente al soccorritore di raggiungere l’operatore rimasto sospeso ed evita la caduta libera sia della persona che viene soccorsa che del soccorritore stesso.
Permette di sollevare o di abbassare la persona soccorsa in un posto sicuro.
A seconda della posizione dell’operatore da soccorrere rispetto al “posto sicuro”, in cui si intende trasportarlo, il sistema di salvataggio si caratterizza in due tipologie diverse:
1.    Sistema di salvataggio con utilizzo di un dispositivo di discesa che consente di abbassare l’operatore da soccorrere. (Discesa insieme al soccorritore, o discesa indipendente con verricello manuale manovrato da terzo operatore).
2.    Sistema di salvataggio con utilizzo di un dispositivo di sollevamento che consente di sollevare l’operatore da soccorrere (sollevamento a mezzo di verricello con demoltiplicatore).
La prima tipologia d’intervento con discesa in basso dell’operatore soccorso è fortemente consigliata in caso di sospensione inerte dell’infortunato.
A seconda, invece, della posizione del soccorritore rispetto alla posizione dell’operatore da soccorrere il sistema di salvataggio si caratterizza in:
a)    Sistema di salvataggio con  utilizzo di un dispositivo di discesa che consente al soccorritore di raggiungere dall’alto l’operatore da soccorrere.
b)    Sistema di salvataggio con utilizzo di un dispositivo di risalita che consente al soccorritore di raggiungere dal basso l’operatore da soccorrere. (NB può richiedere tempi molto lunghi a seconda della distanza tra il soccorritore ed l’infortunato)

Gestione dell’emergenza
Deve essere predisposta, nell’ambito della valutazione dei rischi, una apposita procedura che preveda l’intervento di emergenza in aiuto dell’operatore sospeso sulle funi, che necessiti di soccorso, da parte degli altri lavoratori.
La squadra deve essere in grado di mettere in atto tecniche di soccorso su fune che consentono, mediante l’uso di appositi DPI di recuperare l’operatore caduto in condizioni di sicurezza avendo precedentemente provveduto ad individuare gli elementi strutturali in grado di consentire l’installazione di sistemi di ancoraggio per le funi di sicurezza e di emergenza.

Tra Le principali manovre di emergenza che possono essere attuate vi sono:
1.    ACCESSO DALL'ALTO CON USCITA VERSO IL BASSO:
a.    CON FUNE DI LAVORO FISSA E FUNE DI SICUREZZA FISSA
b.    CON FUNE DI LAVORO E FUNE DI SICUREZZA SCORREVOLI
Questa manovra permette ad un operatore di calarsi con una fune per raggiungere l’operatore caduto in stato di incoscienza o di consentire all’operatore caduto cosciente di ridiscendere fino al punto di uscita.
2.    ACCESSO DALL'ALTO CON USCITA VERSO L'ALTO:
a.    CON FUNE DI LAVORO FISSA E FUNE DI SICUREZZA FISSA
b.    CON FUNE DI LAVORO E FUNE DI SICUREZZA SCORREVOLI
In caso di impraticabilità dell’uscita dal basso questa manovra permette ad un operatore cosciente di uscire dall’alto o di calare un operatore che poi consente il recupero verso l’alto
3.    SISTEMA DI RECUPERO ASSISTITO CON PARANCO,UTILIZZANDO ATTREZZI MECCANICI IN FUNE SINGOLA Questa manovra permette all'assistente di recuperare verso l'alto un operatore. La manovra è effettuata da luogo sicuro. L'uso del paranco diminuisce lo sforzo necessario per il recupero
Deve essere predisposta inoltre un’apposita procedura di allertamento del soccorso pubblico. Tale allertamento deve avvenire nel momento in cui viene inequivocabilmente appurata una situazione di emergenza o un incidente, e non all’insorgere di eventuali successive difficoltà.

Criticità
La corretta sistemazione di ancoraggi (ancoraggi raddoppiati o triplicati per ogni sistema) è una delle fasi più importanti di ogni operazione di soccorso, da cui dipende la sicurezza dei soccorritori e delle persone soccorse.
L’uso appropriato dei DPI e delle procedure per prestare soccorso assieme ad un efficace e pianificato coordinamento degli operatori consente di prestare soccorso a chi sia accidentalmente in sospensione su una corda per effetto di una caduta e di non esporre il soccorritore ad un ulteriore pericolo.
Soltanto la formazione e l’addestramento consentono di intervenire efficacemente limitando i rischi e di predisporre un piano di salvataggio.
Trattandosi quasi sempre di tecniche e procedure complesse che necessitano di addestramento risulta spesso necessaria una formazione per lavori in quota
La formazione normalmente è a tre livelli, ogni livello prevede un corso che termina con un esame.
1.    Livello 1 / L1: Lavoratori
Il corso base per i partecipanti che non hanno esperienza lavorativa, insegna l’essenziale in riferimento all’uso delle funi, normativa, materiali, norme tecniche e salvataggio in discesa.
2.    Livello 2 / L2: Capisquadra
Per accedere al corso bisogna aver superato l’esame del corso di 1 livello. Tecniche di lavoro ed accesso più complesse (p. e. realizzazione di sistemi di fune orizzontali, come spostarsi da un sistema a un sistema differente). Come installare un sistema, cenni sui flussi delle forze e tecniche di ancoraggio, salvataggio in ambo le direzioni, ecc.
3.    Livello 3 / L3: Preposti
Per accedere al corso bisogna aver superato l’esame del corso di 2 livello.
Il corso fornisce ulteriori informazioni relative alla pianificazione di sistemi, dirigere progetti, flussi delle forze, valutazione delle condizioni operative e dei rischi presenti sul luogo di lavoro
Per mettere in atto tali procedure è necessario disporre di squadre altamente specializzate non facilmente reperibili per i lavori di manutenzione su comuni coperture, pertanto è sempre preferibile che sia attentamente valutata la possibilità di arresto caduta e limitata a quei casi dove l’intervento dei servizi pubblici di soccorso può avvenire in tempi molto brevi
tratto da PUNTO SICURO




ANTICADUTA 1° Elenco di quelli Trattati
ANTICADUTA 2° Elenco di quelli Trattati

• Imbracature
• Dispositivi di posizionamento sul lavoro
• Cordini
• Dispositivi anticaduta di tipo rettrattile
• Punti d’ancoraggio, connettori e moschettoni
• Asta telescopica, funi e accessori
• Raggiungimento spazi confinati
• Kit anticaduta








Gamma GILET Alta Visibilità