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venerdì 6 luglio 2012
La vernice aerosol per la tracciatura di linee leader a livello mondiale
EASYLINE® Edge è riconosciuta come la miglior vernice aerosol per la tracciatura di linee a livello mondiale. Con una formulazione di vernice di livello superiore, unita all’applicatore di precisione ad alto valore tecnologico EASYLINE® Edge, Edge System garantisce la tracciatura delle linee più nitide, brillanti e durevoli sul mercato. Disponibile in otto colori assortiti RAL, EASYLINE® Edge è una vernice epossidica estremamente durevole, adatta per la maggior parte delle superfi ci esposte a frequente traffi co, ideale per la tracciatura di linee e la tracciatura manuale in interni ed esterni.
Caratteristiche e vantaggi
• La vernice epossidica, adatta per la maggior parte delle superfi ci esposte a frequente traffico, ha una durata almeno 2 volte superiore rispetto a quella del miglior prodotto concorrente*
• La bomboletta da 750 ml consente di tracciare 100 m di linea da 50 mm su cemento liscio.
• Si risparmia tempo e denaro: maggiore durata e minore necessità di riverniciatura.
• Asciuga in 10 minuti, facile da applicare, senza sprechi e imbrattamenti.
• Il più elevato contenuto di vernice per recipiente disponibile sul mercato: 100% in più rispetto
agli altri prodotti (47,5% contro 24%).
• Il minor contenuto di composti organici volatili (VOC, Volatile Organic Compounds) rispetto agli altri sistemi oggi disponibili sul mercato.
• Impatto ambientale ridotto al minimo: non nocivo per l’ambiente e la vita acquatica.
• Rispetta la salute e la sicurezza: formula non tossica, non nociva e priva di sostanze irritanti.
• Gli aerosol presentano una resistenza superiore fi no al 50% e ciascun recipiente resiste a una pressione pari ad almeno 18 bar.
• Si avvale di un esclusivo sistema propellente, in grado di creare linee di qualità superiore per tutta la durata del prodotto.
• È conforme alle prescrizioni della Direttiva Europea 92/58/EEC.
• Ideale anche per l’esecuzione di marcatura con stencil o manuale.
*Sottoposto a test utilizzando il test ASTM D4060-95, riconosciuti a livello internazionale, tramite uno strumento per l’abrasione Taber.
giovedì 3 febbraio 2011
VERNICI: ipersensibilità, allergia, sensibilizzazione e intolleranza

Cerchiamo di capire i fenomeni di ipersensibilità, di allergia, di sensibilizzazione e intolleranza che riguardano i prodotti vernicianti.Quando si parla di prodotti vernicianti si fa riferimento a “miscele di composti chimici prevalentemente sintetici, generalmente organici, variamente volatili e reattivi, che nella fase di preparazione, applicazione e filmazione possono dar luogo a inquinamenti e reazioni dipendenti dalle tecniche con le quali vengono attuati i processi produttivi, i quali in definitiva determinano la dose contaminante l'organismo”. E dunque i “problemi di definizione dei rischi risultano pertanto alquanto complessi”.
Nelle attività di verniciatura avviene “un confronto biochimico fra componenti del prodotto verniciante e cellule, sia delle linee vitali (con conseguenze di tossicità) che delle linee immunocompetenti (con conseguenze di identificazione, accettazione o reattività). Tale interazione determina il rischio biologico e chimico per il verniciatore”, rischio che dipende dai componenti del prodotto e dalla tecnica di applicazione.
Tuttavia il rischio ambientale, “come probabilità di contaminazione chimica dell'organismo”, va considerato secondo la situazione di esposizione. Vi sono, infatti, “condizionamenti positivi o negativi ad opera delle protezioni personali adottate, delle aspirazioni sugli impianti, delle istruzioni di lavoro, della manutenzione dei macchinari, degli ambienti di applicazione, dell'esperienza e formazione dell'operatore”.
Il documento “Salute e sicurezza nella verniciatura” (link sotto) riporta in una tabella i possibili effetti immunologici sull'individuo dei prodotti vernicianti.
L'esposizione a prodotti vernicianti, soprattutto per l'azione di componenti con capacità irritante per le vie respiratorie o il mantello cutaneo, può favorire l'aggravamento di una rinite o di un asma o di una dermatite allergica preesistente.
In generale “le manifestazioni di malattia, sia episodiche che persistenti, coinvolgono gli apparati dell'organismo che sono direttamente esposti alla contaminazione esterna: le vie respiratorie, la superficie cutanea libera e, entro certi limiti, la superficie intestinale”.
In sintesi la tabella relativa alla contaminazione nell’impiego di prodotti vernicianti e alle conseguenze possibili:
- Inalazione di aerosol o polveri - particelle miste (leganti, pigmenti, componenti vari, conservanti, tensioattivi): irritazione vie respiratorie (naso-faringe, laringe, trachea, bronchi); possibile allergia respiratoria;
- Inalazione di vapori, solventi, catalizzanti, diluenti: irritazione vie respiratorie (naso-faringe, laringe, trachea, bronchi); possibile allergia respiratoria (di isocianati); assorbimento in circolo con possibili effetti d’organo;
- Contatto su mucose - solventi, leganti, componenti vari: irritazione occhi, labbra e bocca; possibile allergia mucosa (congiuntiviti);
- Contatto su cute - solventi, leganti, componenti vari: lesioni miste cute (irritative e batteriche); possibileallergia cutanea (orticaria, eczema); possibile assorbimento in circolo per via cutanea;
- Ingestione - componenti vari (mani e cibo contaminati, dispersione accidentale di polveri o aerosol): disturbi gastrici e intestinali acuti o cronici; assorbimento in circolo.
Negli ultimi anni sono aumentate, sia fra i lavoratori che fra gli utilizzatori di oggetti verniciati (es. chi abita in ambienti pitturati di recente), le segnalazioni di una sindrome composita, che può comparire in riferimento a prodotti vernicianti: Ipersensibilità Chimica Multipla (Multiple Chemical Sensitivity, MCS) descrive la situazione di alcuni soggetti che, a fronte della inalazione e/o alla contaminazione con dosi multiple basse di componenti chimici di vernici, soffrono di disturbi nasali, costrizione e oppressione respiratoria, pruriti e arrossamenti cutanei, ansietà, peso allo stomaco, a volte anche disordini intestinali.
I prodotti vernicianti da tenere in maggiore considerazione sono quelli a solvente (Solvent Based Products, SBP), mentre quelli ad acqua (Water Based Products, WBP) o a polvere sono per varie ragioni meno stimolanti per il sistema immunologico e quelli concepiti per la polimerizzazione radiante tramite infrarossi od ultravioletti possono essere considerati indifferenti. Malgrado infatti tali prodotti comprendano anche leganti acrilici polifunzionali con capacità sensibilizzante, le tecniche impiantistiche di applicazione non comportano di norma esposizione dei lavoratori ai monomeri reattivi.
Rimandandovi alla lettura del documento sulle conseguenze delle diverse tipologie di prodotto, ribadiamo dunque che una valutazione predittiva di rischio di ipersensibilità immunologica deve avere “in primo piano i prodotti vernicianti a base solvente bicomponenti (patologia da diisocianati e da resine epossidiche)”. Mentre “i prodotti a base acqua sono a rischio essenzialmente per conservanti e antivegetativi (patologia cutanea)” e i prodotti in polvere “comportano soprattutto attenzione verso i catalizzatori-indurenti”.
Sono riportati alcuni elementi di prevenzione tecnica relativi alle “evoluzioni favorevoli nella formulazione dei prodotti vernicianti, nelle tecniche di applicazione, nelle protezioni ambientali e personali, nella dedicazione degli ambienti di verniciatura”:
- “i prodotti: abbassamento del contenuto in monomero di isocianico volatile nei sistemi bi componenti poliuretanici; modifiche chimiche nei sistemi bicomponenti poliesteri ed epossidici; affermazione dei vernicianti idrodispersi, idrosolubili, in polvere;
- le applicazioni: diminuzione dell’applicazione a pennello; miglioramento delle tecniche di spruzzo manuale e automatico; introduzione di nuovi impianti industriali semiautomatici;
- le protezioni: evoluzione delle cabine di verniciatura e delle relative aspirazioni; evoluzione degli impianti in linea; nuove maschere più confortevoli; diversificazione dei tipi di guanti;
- gli ambienti: progettazione più razionale per i nuovi reparti; modifiche e separazioni sostanziali nei vecchi reparti; maggiore pianificazione nella manutenzione degli impianti”.
La prevenzione individuale può ancora ridurre ulteriormente il rischio allergico.
In particolare “nessun caso sospetto deve essere trascurato, poiché l'evenienza di una sensibilizzazione immunologica non è prevedibile con certezza”.
Bisogna poi tener presente che “l'informazione tecnica sulla composizione dei prodotti vernicianti può essere fallace ed incompleta”.
Il che – conclude l’intervento – “implica per il medico del lavoro e per lo specialista di allergologia professionale, la necessità di documentarsi a fondo e di non trascurare nuove ipotesi etiologiche, promuovendo gli accertamenti specialistici anche se la scheda di prodotto è apparentemente tranquillizzante”.
Regione Lombardia, “ Volume degli atti” relativi al convegno “Salute e sicurezza nella verniciatura”, a cura di Piero Emanuele Cirla e Irene Martinotti (formato PDF, 1.52 MB).
http://www.efei.it/public/news/20012011_14.55.56_sicurezza_atti_verniciatura.pdf
Esistono KIT specifici di Dispositivi di protezione individuale DPI per Verniciatori:
- per lavorazione di Carteggiatura
- per lavorazione di Lucidatura
- per Verniciatura a pennello
- per Verniciatura a spruzzo
- per Sverniciatura chimica
- per Stuccatura
Questi KIT prevedono la protezione:
- delle Vie respiratorie
- dell'Udito
- della vista
- del Corpo
- delle Mani
- dei Piedi
VERNICIATURA: analisi degli Incidenti
Il primo caso è relativo a un infortunio avvenuto in un piazzale esterno al reparto verniciatura di uno stabilimento del comparto legno.
Una lavoratrice deve “spillare del solvente per travasarlo in un fusto da 30 litri prelevandolo da una cisterna pallettizzabile depositata all’esterno insieme ad altre 4 cisterne simili da circa 1000 litri”.
Durante l’operazione di travaso del solvente si verifica una esplosione e la lavoratrice è investita da alcuni litri di solvente in fiamme che le provocano gravi ustioni. Trasferita in un centro per grandi ustionati, morirà 35 giorni dopo l’evento.
L’esplosione della “miscela aria/vapori di solvente all’interno del fusto di latta” è stata innescata da una scarica elettrostatica.
Sono diversi gli elementi che sono alla base del grave incidente:
- “la ditta disponeva di una valutazione ATEX che non comprendeva i rischi da atmosfere esplosive e da incendio” legati alle operazioni svolte dalla lavoratrice”;
- “l’infortunata non indossava abiti e calzature antistatiche o conduttive” e “non disponeva di scaricatori o altro per disperdere cariche elettrostatiche accumulate sulla persona”;
- “durante il travaso i recipienti non erano collegati a terra né tra loro con collegamenti equipotenziali”.
È stato poi rilevato che “la scheda di sicurezza del prodotto non recava indicazioni circa la esplosività dei vapori miscelati con aria, circa la necessità di evitare accumulo di cariche elettrostatiche e circa la proprietà del solvente di caricarsi elettrostaticamente per sfregamento”.
Il secondo caso è relativo ad attività di tinteggiatura delle pareti in ambito edile.
Un artigiano, titolare di impresa individuale, riceve in subappalto dei “lavori di verniciatura/tinteggiatura di un complesso di edifici in manutenzione straordinaria”.
Dovendo raggiungere in altezza il luogo dove eseguire dei ritocchi, allestisce “un trabattello su ruote” che avrebbe poi utilizzato per raggiungere il luogo dell’intervento ad un’altezza superiore ai sei metri dal suolo.
L’artigiano si trova sul piano di calpestio del ponte del trabattello e mentre si sporge verso l'esterno “nel tentativo di depositare una latta di vernice su una trave della struttura che doveva tinteggiare”, precipita al suolo “a seguito di uno sbilanciamento del peso verso l'esterno e soprattutto perché il trabattello non era adeguatamente stabilizzato”. In particolare “il trabattello si spostava nel senso opposto al senso di caduta dell’infortunato a causa del fatto che due delle quattro ruote erano prive di viti di stabilizzazione e le altre due, pur essendone dotate, non erano state stabilizzate”.
Un terzo caso ricorda quanto le attività di manutenzione siano a rischio di incidente in tutti i comparti, anche quello relativo alla verniciatura.
Un lavoratore aiuta un collega nella manutenzione dell'aspiratore posto ad di sopra della cabina di verniciatura, in particolare nella pulizia della ventola dell'aspiratore situato a quasi tre metri di altezza. Per farlo usa una scala a pioli in alluminio corrispondente ai requisiti di sicurezza. Tuttavia, terminata l'operazione, il lavoratore mentre si accinge a scendere rivolto verso il collega, cade a terra battendo il capo e riportando un trauma cranico.
Nelle attività di verniciatura c’è la “possibilità di imbrattamenti, proiezioni, contaminazione oculare e schizzi”... spesso a causa di procedure che prevedono la manipolazione diretta e ravvicinate da parte dell’addetto.
In specifiche fasi lavorative, vengono spesso impropriamente utilizzati solventi in abbondanza e senza le elementari attenzioni atte ad evitare dispersioni; tale pratica, oltre a costituire azione facilitante all’introduzione nell’albero respiratorio e per via cutanea di agenti chimici con possibili effetti tossici, comporta la possibilità di andare incontro ad eventi infortunistici da proiezione e schizzi.
Parzialmente tratto da Punto Sicuro
Ustioni evitabili associate all’incendio di solventi per vernici:
esperienza di un gruppo di centri per il trattamento delle ustioni in Turchia
Dal 1997 al 2005 sono stati ricoverati presso il centro per ustionati 28 pazienti con ustioni provocate dall’incendio di solventi per vernici. Le sedi corporee colpite, in ordine decrescente per frequenza, sono state le mani, i piedi, la testa e il volto, il collo, il tronco e le aree genitali. La durata media del ricovero ospedaliero, nei pazienti sopravissuti, è stata pari a 39,65 ± 37,83 giorni. Il tasso globale di mortalità è stato pari al 39,3%. La cause di morte sono state la sepsi (63,6%), la gravità delle ustioni con danni polmonari da inalazione (18,2%), l’embolia polmonare (9,1%) e l’insufficienza respiratoria.
Conclusioni. L’incendio dei solventi per vernici può provocare gravi ustioni con elevati tassi di mortalità.
Approfondimenti su: www.minervamedica.it
In “Esplosione ed incendio nell’attività di verniciatura” curato da Riccardo Tommasini (Politecnico di Torino, Dipartimento di Ingegneria Elettrica) si ricorda che nei processi di verniciatura “la presenza di atmosfera esplosiva è un evento che non può essere generalmente evitato, in quanto legato al processo stesso, ma che può essere controllato in modo da minimizzare il rischio”.
Alcuni esempi di produzione di atmosfere esplosive:
- le operazioni di spruzzatura di vernici con solventi infiammabili;
- la fase di evaporazione del solvente dal componente verniciato, durante e dopo l’operazione di verniciatura.
Inoltre si devono “considerare le anomalie del processo prevedibili, quali, ad es. eventuali dispersioni di vernice o solvente infiammabile dal sistema di contenimento”.
Anche gli impianti di verniciatura a polvere presentano pericoli di esplosione: “la resina di cui è costituita la polvere è infatti una sostanza organica combustibile che, miscelata all’aria, può produrre atmosfere potenzialmente esplosive”.
In “Esplosione ed incendio nell’attività di verniciatura” curato da Riccardo Tommasini (Politecnico di Torino, Dipartimento di Ingegneria Elettrica) si ricorda che nei processi di verniciatura “la presenza di atmosfera esplosiva è un evento che non può essere generalmente evitato, in quanto legato al processo stesso, ma che può essere controllato in modo da minimizzare il rischio”.
Alcuni esempi di produzione di atmosfere esplosive:
- le operazioni di spruzzatura di vernici con solventi infiammabili;
- la fase di evaporazione del solvente dal componente verniciato, durante e dopo l’operazione di verniciatura.
Inoltre si devono “considerare le anomalie del processo prevedibili, quali, ad es. eventuali dispersioni di vernice o solvente infiammabile dal sistema di contenimento”.
Anche gli impianti di verniciatura a polvere presentano pericoli di esplosione: “la resina di cui è costituita la polvere è infatti una sostanza organica combustibile che, miscelata all’aria, può produrre atmosfere potenzialmente esplosive”.
Esistono KIT specifici di Dispositivi di protezione individuale DPI per Verniciatori:
- per lavorazione di Carteggiatura
- per lavorazione di Lucidatura
- per Verniciatura a pennello
- per Verniciatura a spruzzo
- per Sverniciatura chimica
- per Stuccatura
Questi KIT prevedono la protezione:
- delle Vie respiratorie
- dell'Udito
- della vista
- del Corpo
- delle Mani
- dei Piedi
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martedì 28 dicembre 2010
VERNICIATURA: Rischi Chimici e Cancerogeni
Gli effetti sulla salute derivanti dalla lavorazione con presenza di vernici sono diversi e riguardano vari ambiti organo-funzionali.
In particolar modo sono colpiti:
- l’apparato respiratorio
- l'apparato cutaneo, sulla base di un’azione irritativa oltre che soprattutto allergica”. E “la presenza di solventi organici può “comportare la liberazione di concentrazioni tali da determinare effetti a carico del sistema nervoso e dello stato di vigilanza”.
- “irritazione delle vie aeree superiori, Rinite, Asma (Kaukiainen, 2008)”. Nel documento sono presenti due tabelle relative agli agenti etiologici di rinite e asma professionale con indicazione delle professioni coinvolte;
- broncopatia cronica ostruttiva: “la prevalenza di Bronchite cronica in soggetti esposti a lungo termine a solventi è aumentata (raddoppia il rischio legato al fumo). Tale aumento non è stato osservato nei non fumatori (Ebbeoj, 2008);
- tumore polmonare: IARC ha classificato l’ attività di verniciatore nel gruppo 1 dei cancerogeni (i dati sono prevalentemente riferiti a tinteggiatura di costruzioni. Cromo, cadmio, nichel sono noti cancerogeni)”.
L’autrice si sofferma anche su altri effetti:
- effetti cutanei: dermatite allergica da contatto (“sostenute dai diversi agenti sensibilizzanti presenti nella verniciatura quali Cromo, Nichel, Cobalto, solventi”);
- effetti neurologici: “l’esposizione prolungata a solventi organici è stata correlata con la comparsa di disturbi comportamentali e cognitivi: fatica, irritabilità, instabilità dell’umore, difetti di concentrazione e memoria. I dati relativi alla comparsa di encefalopatia tossica, tuttavia, non sono univoci e non consentono di metter in relazione il dato clinico con l’esposizione (Lees-Haley, 1997; Jeoffrey, 2000)”;
- effetti su rene e vie urinarie: funzione renale (“l’esposizione a solventi risulta associata ad una più rapida progressione verso l’insufficienza renale di condizioni di patologia renale già nota, piuttosto che all’induzione di insufficienza renale cronica ex novo. In particolare vi sono evidenze relative a toluene, xilene e derivati del petrolio”, Jacob, 2007); tumore della vescica (IARC ha classificato l’attività di verniciatore nel gruppo 1 dei cancerogeni anche sulla base dei dati aggiornati al 2007 nei quali è stata individuata sufficiente evidenza che l’esposizione occupazionale legata all’ attività di verniciatore causa cancro della vescica).
In “Rischio chimico e cancerogeno nell’attività di verniciatura”, a cura di P.E. Cirla (Centro di riferimento PPTP Clinica del Lavoro “Luigi Devoto”, Divisione Tossicologica CIMAL), A. Filipponi e L. Galli (Unità Operativa Ospedaliera di Medicina del Lavoro, A.O. “Istituti Ospitalieri di Cremona”), si ricorda in modo particolare che, durante le attività di verniciatura, sia nelle fasi di produzione di prodotti vernicianti sia durante le attività di applicazione degli stessi, i lavoratori possono venire in contatto con agenti chimici che trasportano e manipolano (ingredienti, diluenti, vernici, tinte), o si liberano durante la lavorazione (solventi, nebbie).
Una particolare attenzione deve essere rivolta “anche verso la accertata cancerogenicità di alcuni ingredienti ed in particolare di alcuni pigmenti a base metallica, tra cui spiccano composti del cromo esavalente (cromato di bario, cromato di stronzio, giallo di piombo solfocromato, piombo cromato molibdato rosso) con accertata cancerogenicità verso il polmone”.

Per individuare misure appropriate ed efficaci, condizione preventiva e necessaria è la valutazione del livello di esposizione dei lavoratori all’ agente cancerogeno o pericoloso, tenendo conto anche del possibile assorbimento cutaneo”.
Dove poi “non sia possibile effettuare un monitoraggio ambientale, la valutazione potrà essere effettuata integrando varie fonti di informazione (confrontando situazioni lavorative simili, assumendo criticamente dati di letteratura, considerando i quantitativi utilizzati e le modalità d’uso, ecc.), tutte attentamente vagliate e considerate criticamente da personale qualificato”.
In ogni caso dunque, la valutazione deve “tenere in considerazione le caratteristiche delle lavorazioni, la loro durata e frequenza, le concentrazioni di agenti cancerogeni o pericolosi che si vengono a liberare e la loro capacità di penetrare nell’organismo per le diverse vie di assorbimento”.
Il documento indica che, anche in relazione alle disposizioni specifiche contenute nel Titolo IX “Sostanze pericolose” del Decreto legislativo 81/2008, è evidente che “nelle attività di verniciatura è previsto l’utilizzo di sostanze o preparati attualmente classificati come cancerogeni o pericolosi per l’uomo”.
Si ricorda che durante la lavorazione “la dispersione di polvere non appare limitata alla sola zona di verniciatura, coinvolgendo direttamente non solo l’operatore addetto ma anche la zona di carico/scarico pezzi con valori di rilievo, anche se sempre entro i valori limite proposti dall’ACGIH” (American Conference of Governmental Industrial Hygienists).
“Esposizione a polveri: i risultati dello studio PPTP-Verniciatura” - a cura di L. Galli, E. Antoniazzi, D. Pavesi, A.M. Cirla, P.E. Cirla, A.M. Firmi, F. Nolli, R. Bottazzi, D. Cauzzi e M. Valcarenghi - sono mostrati i risultati delle indagini di monitoraggio ambientale “al fine di caratterizzare l’esposizione professionale a particolato aerodisperso nelle attività di verniciatura con tecnica a polvere”; indagini svolte nell’ambito dello studio PPTP-Verniciatura della Regione Lombardia.
L’indagine mostra inoltre “condizioni di processo assai variabili, non sempre in grado di assicurare il rispetto dei limiti previsti da enti ed associazioni internazionali senza l’ausilio di dispositivi di protezione individuale”.
Si ricorda che “tra le attività di verniciatura meritano una particolare attenzione quelle in cui sono impiegati prodotti contenenti composti del cromo, che, seppure in maniera più contenuta che nel passato, vengono ancora utilizzati sia a fini decorativi (brillantezza dei colori) che tecnico-funzionali (protezione delle superfici)”.
Dal punto di vista tossicologico, a differenza della forma trivalente, “il Cromo VI mostra la sua pericolosità in una serie di effetti, tra cui quello a lunga distanza, che giustifica tante preoccupazioni di controllo ambientale, è però sicuramente la accertata cancerogenicità: in effetti la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) lo inserisce come cancerogeno umano nel Gruppo 1”.
Nelle attività di verniciatura monitorate “vi è una differente esposizione a particolato aerodisperso: molto limitata nella preparazione di pasta base, limitata nell’applicazione a spruzzo in cabina chiusa, discreta nell’ particolato aerodisperso”. Le ragioni sono da ricercare “in parte nei bassi livelli espositivi presenti anche grazie ad interventi di prevenzione collettiva (aspirazioni), in parte nell’uso dei dispositivi di protezione individuale, come in particolare nel caso della verniciatura a spruzzo di metallo”.
L’individuazione della presenza di composti contenenti cromo esavalente “appare elemento di assoluto rilievo ai fini di una corretta valutazione e gestione del rischio”.
Si ricorda che l’attività di verniciatura, nei diversi ambiti di applicazione, “comporta tutta una serie di rischi con risvolti sulla sicurezza e numerose sono le occasioni che si possono presentare per incorrere in infortuni: scivolamento, cadute a livello, caduta di materiale dall’alto, ed altri”.
Nelle operazioni di manutenzione o, “più raramente in specifiche fasi lavorative, vengono spesso impropriamente utilizzati solventi in abbondanza e senza le elementari attenzioni atte ad evitare dispersioni; tale pratica, oltre a costituire azione facilitante all’introduzione nell’albero respiratorio e per via cutanea di agenti chimici con possibili effetti tossici, comporta la possibilità di andare incontro ad eventi infortunistici da proiezione e schizzi”.
Nel documento si affrontano poi le criticità relative alle aree di stoccaggio dei prodotti, all’utilizzo inappropriato di attrezzature e mezzi d’opera, ai problemi delle caratteristiche ambientali delle unità produttive (ad esempio in riferimento a pavimentazione, zone di passaggio, impianti elettrici, …) e alla movimentazione dei carichi.
Dalle indagini svolte risulta che la circostanza infortunistica più frequente nel settore verniciatura è quella di scivolamento sul piano di calpestio e gli urti conseguenti contro macchine o materiali. Inoltre le sedi maggiormente interessate da eventi infortunistici sono le dita e la mano, gli arti superiori e le relative articolazioni, il piede e gli arti inferiori. Nelle operazioni di manutenzione giornaliera ed ordinaria il lavoratore addetto deve proteggersi in particolare con guanti, indumenti protettivi e scarpe antinfortunistiche”.
Scarpa bassa nera antiacido
Low shoe in wat-out black antiacid
Scarpa alta nera antiacido
Brown wat-out boot
Scarpa bassa in wat-out nera antiacido con puntale in acciaio, foderato
in drytop, impermeabile, traspirante, sottopiede antisudore, suola in
poliuretano bidensità antistatico, antiolio.
Peso gr. 450, n. 42. Calzata 10,5. Conforme alla norma EN 345.
in drytop, impermeabile, traspirante, sottopiede antisudore, suola in
poliuretano bidensità antistatico, antiolio.
Peso gr. 450, n. 42. Calzata 10,5. Conforme alla norma EN 345.
Low shoe in wat-out black antiacid with steel metal point, lined in
drytop, waterproof, antisweat underfoot, antistatic poliuretan double density
sole, antioil. Weight gr.450, n. 42. Calzata 10,5.
drytop, waterproof, antisweat underfoot, antistatic poliuretan double density
sole, antioil. Weight gr.450, n. 42. Calzata 10,5.
Scarpa alta in wat-out nera antiacido con puntale in acciaio, lamina
antiforo, foderato in drytop impermeabile traspirante, sottopiede antisudore,
suola in poliuretano bidensità antistatico, antiolio.
Peso gr. 590, n. 42. Calzata 10,5. Conforme alla norma EN 345.
antiforo, foderato in drytop impermeabile traspirante, sottopiede antisudore,
suola in poliuretano bidensità antistatico, antiolio.
Peso gr. 590, n. 42. Calzata 10,5. Conforme alla norma EN 345.
Brown wat-out boot, antiacid with steel metal point, antihole thin
sheet, lined in waterproof drytop, antisweat underfeet, antistatic poliuretan
double density sole, antioil.
Weight gr. 590, n. 42. Calzata 10,5.
sheet, lined in waterproof drytop, antisweat underfeet, antistatic poliuretan
double density sole, antioil.
Weight gr. 590, n. 42. Calzata 10,5.
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